Attenzione
Fece distruggere la statua del Datini, dovrà risarcire 280.000 euro
La Corte dei Conti ha condannato l'ex rettore del Convitto Cicognini che ora, ironia della sorte, è preside della scuola intitolata al mercante pratese
PRATO. Dovrà pagare 280.000 euro per aver distrutto la statua in gesso di Francesco di Marco Datini realizzata dallo scultore Antonio Garella nel 1896. A chiedere il rimborso al preside Daniele Santagati è la Corte dei Conti. Santagati, oggi ironia della sorte preside all'Istituto che porta il nome proprio del mercante pratese, all'epoca dei fatti era alla guida del Convitto e, di fatto fece distruggere (dopo che era stata danneggiata) la scultura.
Già condannato in appello a 6 mesi di arresto e 5 mila euro di ammenda per il reato contravvenzionale legato al danneggiamento della statua in gesso nel 2011, oggi, deve mettere mano al portafoglio e pagare il valore della statua. A niente sembra infatti interessare alla Corte dei conti che la questione possa essersi prescritta in base a una sentenza della Corte di Cassazione a cui Santagati fece ricorso dopo la condanna nel 2012.
In base alla sentenza pubblicata nei giorni scorsi il valore della statua, copia di quella che si trova in piazza del Comune, è stato calcolato sulla base di una stima redatta da un perito che valuta in 150.000 euro il valore delle tre formelle dell'opera e in 130.000 euro quello della statua. La vicenda risale a qualche anno fa quando, in base a quanto emerso in Tribunale, Santagati che aveva in custodia la scultura la fece togliere dall'imballaggio per collocarla al piano terra nel corridoio del Convitto pratese. Qui gli studenti la danneggiarono e Santagati decise di spostarla. Incaricò quindi il personale della scuola ma nella manovra la statua cadde e si spezzò in due. Ecco quindi che Santagati dette ordine di frantumarla in piccoli pezzi e di buttarli nel cortile tra il materiale di risulta.
La Corte dei Conti, chiedendo al Santagati di rimborsare lo Stato per il valore della statua del Datini sottolinea che la condotta del preside fu causa di quanto accadde «prima ordinando che il calco in questione fosse liberato dall'imballaggio protettivo ed in seguito permettendo che i dipendenti spostassero il calcio in altro luogo con mezzi inadeguati e quindi, quando era accidentalmente caduto per terra e si era spezzato ordinando di frantumarlo in piccoli pezzi e buttarli nel cortile».
Insomma una serie di comportamenti che per la Corte sono dovuti a «un atteggiamento di grave disinteresse nell'espletamento delle proprie funzioni». Il preside Santagati, avuta notizia della sentenza della Corte dei conti ha dato mandato all'avvocato Simone Zani, che l'ha seguito in tutta la vicenda, di presentare ricorso alla sentenza della Corte dei Conti. «E' una cosa vecchissima, di dieci anni fa. E non voglio parlarne. La Cassazione ha prescritto tutto e sinceramente non mi va di parlarne». A denunciare Santagati per alcune irregolarità, tra cui la statua, fu una insegnante.
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