Viene da Prato il falso "made in Italy" venduto a Roma
Blitz della guardia di finanza in un centro commerciale della capitale monopolizzato da imprenditori cinesi. Scoperta un'evasione fiscale di 44 milioni
PRATO. Il falso "made in Italy" arrivava dalla Cina via Prato e veniva venduto a Roma. E' questo l'oggetto di un'inchiesta della guardia di finanza di Roma che ha portato alla denuncia di 35 imprenditori cinesi, al sequestro di tre milioni di capi d'abbigliamento, 14 società, immobili e auto di lusso per un valore di circa 6 milioni di euro, oltre a numerosi conti correnti.
Il blitz delle Fiamme Gialle del Comando provinciale della capitale è scattato all'alba di oggi, 28 luglio, al termine di una complessa indagine coordinata dalla Procura, impegnando 150 militari e mezzi aerei del Reparto Operativo Aeronavale di Civitavecchia. L'indagine è nata dal censimento delle aziende che operano nel settore del "pronto moda" di "Commercity", un centro commerciale di Roma. Dai controlli sarebbe emersa una massiccia presenza di attività di proprietà o comunque amministrate da cinesi, pari ad oltre il 50% del totale degli operatori . Il volume d'affari generato da queste imprese equivaleva, però, al solo 9,2% del totale delle movimentazioni prodotte nel maxi hub. Un'anomalia che ha spinto i finanzieri del II Gruppo Roma a ricostruire il percorso delle merci trattate fino ai siti di produzione.
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Confrontando la documentazione contabile con i riscontri ottenuti dal pedinamento dei vari Tir e container sui quali viaggiava la merce, i militari hanno scoperto che i capi etichettati "made in Italy" in realtà erano prodotti in Cina e arrivavano in Italia grazie alla "intermediazione" di fornitori e confezionatori che operano nella Chinatown di Prato. In molti casi riproducevano stampe e disegni di quelli di alcune note case di moda. Dalle verifiche fiscali nei confronti di tutte le imprese coinvolte è stata inoltre riscontrata la mancata dichiarazione di redditi per 44 milioni di euro e un'evasione Iva di 7 milioni di euro. I titolari e i legali rappresentanti delle aziende coinvolte sono stati denunciati per ricettazione e vendita di prodotti industriali con segni mendaci. L'Autorità giudiziaria, al termine di ulteriori accertamenti economico-patrimoniali, ha disposto il sequestro dei beni nella disponibilità dei 35 indagati, in forza alla stessa normativa applicabile alle organizzazioni criminali di stampo mafioso.
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