Sicurezza
Abusi edilizi nel capannone, il Tar assolve i proprietari
Il Comune di Prato condannato a restituire una sanzione di oltre trentamila euro per le modifiche eseguite dagli affittuari cinesi in un laboratorio del Macrolotto. Ora l'amministrazione si rivarrà sugli orientali
PRATO. Il Comune di Prato è stato condannato dai giudici del Tribunale amministrativo regionale a restituire 32.535 euro alla società Fingest srl, che ha vinto un ricorso contro una sanzione di pari importo irrogata alla società perché ritenuta responsabile in solido con una confezionista cinese per la modifica di un capannone a destinazione artigianale in via Gora del Pero, nel Macrolotto. Si tratta di una sentenza che potrebbe fare scuola, perché sembra stabilire che il proprietario dell’immobile non è responsabile di modifiche compiute dall’affittuario a sua insaputa. Un tema caldissimo in città, anche perché è in corso il processo ai proprietari italiani della confezione Teresa Moda nel cui incendio morirono sette operai cinesi.
In questo caso, a dire il vero, non si parla della realizzazione di dormitori abusivi, impianti elettrici fatiscenti o mancanza di uscite di sicurezza, come nel caso della confezione bruciata in via Toscana. Alla società Pronto Moda sas di Yang Xiaoli, conduttrice del capannone in via Gora del Pero, i vigili urbani, dopo un controllo effettuato il 13 dicembre 2010, contestarono la suddivisione irregolare, tramite pareti in cartongesso, della superficie in due porzioni, una destinata alla vendita, l’altra a deposito e laboratorio. Un peccato veniale rispetto ai dormitori abusivi e al mancato rispetto delle più elementari norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, verrebbe da dire.
La sanzione fu comunque molto pesante: 30.778 euro. Nel corso dell’istruttoria il legale della società Fingest disse che i proprietari erano del tutto estranei al cambio di destinazione d’uso e che si era provveduto alla demolizione delle opere fatte senza autorizzazione, ma il Comune non sentì ragioni e decise la sanzione in base alla legge regionale numero 1 del 2005. A questo punto la società Fingest ha pagato e, insieme alla confezionista cinese, ha fatto ricorso al Tar. La decisione è arrivata lo scorso 27 febbraio ed è stata negativa per il Comune, condannato a restituire l’importo della sanzione oltre agli interessi.
Il Comune si è adeguato e ha iscritto la somma nel capitolo dei debiti fuori bilancio e cercherà di recuperare la somma dalla società Pronto Moda Sas. Come detto, la sentenza potrebbe essere un punto a favore dei tanti immobiliaristi pratesi che hanno affittato ai cinesi e che, di norma, si dichiarano estranei alle modifiche realizzate successivamente nei capannoni. A meno che non si provi che ne erano a conoscenza.
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