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LE ACCUSE

Bilanci falsi e il misterioso mister Klimenkov

Bilanci falsi e il misterioso mister Klimenkov

PRATO. Bancarotta fraudolenta impropria, truffa aggravata alle banche, evasione fiscale, utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Queste le accuse di cui dovranno rispondere gli imputati...

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PRATO. Bancarotta fraudolenta impropria, truffa aggravata alle banche, evasione fiscale, utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Queste le accuse di cui dovranno rispondere gli imputati superstiti nel processo per il crac della Sasch.

L’inchiesta condotta dal sostituto procuratore Eligio Paolini, ora a Firenze, ha ipotizzato che lo stato di “insolvenza prefallimentare” di Sasch e della holding Go-Fin fosse precedente alla decisione di Cenni di scendere in politica. Complessivamente, per tutto il gruppo, si parla di un deficit patrimoniale di 141 milioni nel 2010, che ha provocato uno stillicidio di fallimenti, uno dopo l’altro. E Cenni avrebbe avuto un ruolo assolutamente preminente nelle fortune e disavventure del gruppo, tanto che, una volta fatta la frittata, i soci Giovannelli arrivarono ad assumere investigatori privati per capire che cosa era successo. Cenni è accusato di «gravissime irregolarità di tipo contabile», di aver falsificato «ripetutamente e sistematicamente i bilanci societari» per occultare lo stato di dissesto e rinviare il fallimento, il tutto ai danni dei creditori. Un danno, per la sola Sasch, che oscilla tra i 53 milioni della perizia del professor Bianchi e i 92 milioni ammessa dal giudice delegato al fallimento Go-Fin.

I soldi però non si trovano.Solo tracce, indizi, piste che spesso finiscono in vicolo cieco. Come l’avventura russa che finisce apparentemente in un bagno di sangue. Sasch spedisce capi d’abbigliamento in più tranche per oltre 26 milioni di euro a società riconducibili ai coniugi Roman Klimenkov e Jaanika Magi Klimenkova (Russia, Estonia, Ucraina) e perde tutto. Perché ha continuato a fornire merce senza essere pagata? L’ipotesi della Procura è che ci sia stato un accordo tra italiani e russi per spartirsi al nero i proventi delle vendite. Una richiesta di rogatoria in Russia è stata sostanzialmente ignorata dalle autorità di Mosca. E risultati non molto migliori ha dato una richiesta simile inviata a Hong Kong, dove portano le tracce di un altro rivolo della fortuna dissipata della Sasch: 6,3 milioni di euro che secondo la Procura sono stati pagati dalla Sasch per l’acquisto di marchi e attraverso un complicato gioco di specchi sono transitate da società con sede in Irlanda, Svizzera e Lussemburgo prima di finire su conti riconducibili alla famiglia Cenni. (p.n.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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