Il Tirreno

Prato

Santa Trinita, un esempio da copiare

di Barbara Burzi
Santa Trinita, un esempio da copiare

La sociologa Sclavi: «E’ mettendo insieme le idee che si riqualificano gli spazi. Vorrei occuparmi del Macrolotto zero»

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PRATO. Come replicare altrove il modello partecipativo del Consorzio Santa Trinita? Dove andrà a finire quest’esperienza? E in che modo deve cambiare la politica per realizzare un buon governo del territorio insieme ai cittadini? Sono le domande che ieri sera, nello spazio riqualificato dei giardini di Sant’Orsola, sono state rivolte alla sociologa Marianella Sclavi, insegnante di etnografia urbana al Politecnico di Milano, che da anni collabora a progetti di risanamento dei quartieri in crisi. All’incontro moderato da Paolo Sanesi, autore del regolamento sulla partecipazione del Comune di Prato, è intervenuto anche il presidente del Consorzio Francesco Querci, che ha introdotto la serata raccontando brevemente l’esperienza del quartiere e di come il modello del Consorzio abbia prodotto effetti positivi di ricaduta su tutta la zona: dall’aumento dell’attenzione al decoro da parte dei cittadini alla nascita di nuove attività nei fondi sfitti del quartiere due terzi dei quali, ad oggi, sono nuovamente occupati da esercizi commerciali, per la maggior parte a vocazione enogastronomica (attività di questo tipo sono passate da 7 a 15). I giardini di Sant’Orsola, dove si è svolta l’iniziativa, sono l’esempio di quello che residenti, commercianti e professionisti del quartiere sono riusciti a fare rimboccandosi le maniche per riqualificare uno spazio abbandonato e lasciato in condizioni di degrado. «Entrando qui si ha la sensazione di sentirsi a casa perché questo spazio è stato costruito con il contributo di tutti attraverso un percorso che ha permesso ai cittadini di sentirsi parte di un progetto», ha esordito Sclavi cercando di teorizzare l’esperienza di partecipazione mista del Consorzio Santa Trinita. «Il salto di qualità è nel passaggio alla mentalità progettuale - ha spiegato - sulla base di un approccio inclusivo, trasparente e fattibile, che richiede cittadini capaci di dialogare tra loro. Un principio che impone di cambiare il modo di fare politica passando a un sistema partecipativo».

«La politica - ha aggiunto la sociologa - deve tenere presente che per ogni scelta importante è possibile creare processi partecipativi con i cittadini che hanno voglia di impegnarsi per quel preciso scopo». A proposito di spazi da riqualificare, Sclavi non ha nascosto il desiderio di collaborare a un progetto su Prato: «Mi piacerebbe occuparmi del Macrolotto zero, una sfida che ritengo valga la pena di affrontare». Alle circoscrizioni come forma di decentramento del governo sul territorio, invece, preferisce le case di quartiere, ossia luoghi o edifici in disuso e messi a disposizione dei cittadini per l’organizzazione della vita sociale e la discussione di problemi, idee e progetti.

«Un livello istituzionale più vicino ai quartieri è utile - ha spiegato - ma non sono sicura che le circoscrizioni siano il modello più efficace». A conclusione della serata è intervenuto anche il sindaco Matteo Biffoni: «Stiamo lavorando a un’idea di percorso partecipativo - ha detto - nel frattempo continueremo ad agire con buon senso cercando di stare al fianco di iniziative come questa. In questa fase c’è bisogno di esperienze positive». Infine ha lanciato la sfida dei giardini della Passerella («altrettanto stimolante, ma ancora più complessa») e si è rivolto alla sociologa Sclavi, esperta di ascolto e di gestione dei conflitti, per chiederle un contributo: «Professoressa, ci dia una mano coi comitati del “no”, con loro non c’è verso discutere di nulla».

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