Gioco
Occupazione in salita Seicento contratti in più
Lavoro: indicazioni positive dai numeri del primo semestre del 2105 Il 49% dei nuovi assunti ha un impiego a tempo indeterminato
PRATO. Non succedeva dal 2008-2009, annus horribilis della crisi del distretto. Nel primo semestre del 2015 il Centro per l’impiego di via Galcianese ha registrato 23759 nuovi rapporti di lavoro e 23159 cessazioni. In altre parole, sono più gli avviamenti che le risoluzioni di contratti. Segno più anche per i contratti a tempo indeterminato: +21% nel primo semestre 2015 rispetto al 2014, in valori assoluti quasi duemila contratti in più (1.971). Effetto del Jobs Act degli sgravi fiscali previsti per l’azienda nei primi tre anni di assunzione? Troppo presto per cantare vittoria. Ad andarci cauto è il direttore della Fil-Centro per l’impiego Michele del Campo che a Palazzo Banci Buonamici ha scattato la fotografia del mercato del lavoro sul territorio provinciale insieme al presidente della Provincia Matteo Biffoni, alla dirigente Franca Ferrara e ai curatori della ricerca firmata da Paolo Sambo e Saverio Langianni: «Aspettiamo almeno la fine dell’anno per una risposta più approfondita».
Saldo positivo. Rimane il dato che fa sorridere il mercato del lavoro a Prato, con il saldo positivo di 600 unità nel confronto tra avviamenti e cessazioni. Seicento contratti in più, mentre il lavoro si declina per lo più al maschile: il 52% delle 19692 persone che hanno firmato un contratto nei primi sei mesi del 2015 è rappresentato da uomini, probabilmente per la connotazione più prettamente maschile del lavoro manifatturiero, quello che ha assorbito quasi la metà degli avviamenti. Si torna ad assumere dunque nel manifatturiero, in primis nel tessile: il 43% degli avviamenti ha interessato il ramo dell’industria e dell’artigianato, il 31% nei servizi e il 21% nel commercio.
Quale contratto? Vince il tempo indeterminato su quello determinato: il 49% dei nuovi assunti in questo primo scorcio dell’anno ha visto la prima tipologia di contratto, il 45% un contratto a termine. In particolare, tra gli italiani i tempi indeterminati aumentano del 46% rispetto al primo semestre del 2014 (+934 unità).
Nuovi assunti italiani. «La novità – spiega Franca Ferrara, dirigente del settore lavoro della Provincia – è che per la prima volta l’aumento degli avviamenti (+22% rispetto al 2014, ndr) riguarda i lavoratori italiani, non cinesi». Questi ultimi si fermano a un +10%. Le imprese cinesi assumono meno che in passato, un dato che – secondo i tecnici della Provincia – può essere letto come un indizio di stabilizzazione della presenza orientale nel distretto.
Meno apprendistato. Unica nota dolente, il minore ricorso ai contratti di apprendistato (fino a 29 anni): -731 unità rispetto al 2014 mentre la maggior parte dei nuovi contratti si concentra nella fascia di età tra i 30 e 45 anni (+1164 avviamenti). «Questo perché le varie riforme dell’istituto dell’apprendistato hanno portato la aziende a preferire altre forme di inquadramento contrattuale, compreso il tempo indeterminato», è la lettura della Provincia. Si vede dunque la luce in fondo al tunnel? «Questi dati – commenta il presidente Matteo Biffoni - delineano un'inversione di tendenza che speriamo di veder rafforzata e stabilizzata nel corso del 2015. Intanto è come se si fosse accesa una candela in una stanza buia».
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