Il Tirreno

Prato

Crac Sasch, Cenni chiede il patteggiamento

Paolo Nencioni
L'ex sindaco Roberto Cenni
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L'ex sindaco Roberto Cenni

Il legale dell'ex sindaco di Prato propone una condanna a due anni ma la Procura si oppone: "Pena non congrua"

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PRATO. L'ex sindaco Roberto Cenni ha chiesto oggi, 22 luglio, di patteggiare una condanna a due anni nel procedimento che lo vede indagato per bancarotta per il crac della Sasch. La Procura si è opposta perché ririene che la pena non sia congrua, non essendoci i requisiti per la concessione delle attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti, come chiedeva la difesa.

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Per altri nove indagati, tra cui i componenti della famiglia Giovannelli, soci storici di Cenni, la Procura ha prestato il consenso al patteggiamento. Si tratta di Mario Pacetti, già braccio destro di Cenni nella Sasch, che ha ammesso alcune responsabilità nel corso dell'udienza preliminare, tirando in ballo alcuni degli imputati; Giuseppe, Gianluca e Giacomo Giovannelli, per i quali sono state proposte condanne contenute nei due anni di reclusione con pena sospesa; Antonio Rosati, cognato di Roberto Cenni (un anno e otto mesi); l'amministratore Riccardo Serravalle (un anno e 7 mesi); i sindaci revisori Andrea Pasquinelli e Luca Porciani; l'amministratore Michele Tardi (10 mesi). Degli iniziali 17 indagati ne restano dunque sei, visto che Lando Giovannelli è deceduto nel frattempo. Si tratta di Roberto Cenni, Giacomo Cenni, Annibale Viscomi, Fabrizio Viscomi, Antonio Compagna, Carlo Mencaroni ed Elena Ciambellotti.

L’avvocato del commercialista Annibale Viscomi, Gaetano Berni, ha presentato un’istanza di rinvio perché il suo assistito, a causa di precarie condizioni di salute, non poteva essere presente. La Procura ha insistito perché l’udienza venisse comunque celebrata e il giudice ha deciso che si doveva andare avanti. Lo stesso Viscomi ha poi fatto sapere di non aver voluto patteggiare e che rinuncerà all'eventuale prescrizione perché è convinto di poter dimostrare la propria innocenza. L'avvocato Berni in una delle precedenti udienze aveva sollecitato la modifica del capo d’imputazione, alla luce della recente modifica delle norme sul falso in bilancio. Si era pensato che il capo d’imputazione venisse effettivamente modificato, con un ulteriore allungamento dei tempi del procedimento, ma alla fine i sostituto Gestri e Sangermano hanno deciso di lasciarlo immutato. Sarà il giudice del dibattimento, se vorrà, a prendere in considerazione norme più favorevoli agli indagati. Il ragionamento fatto dalla Procura è che le modifiche non vadano a intaccare il complesso dell’impianto accusatorio. Il gup Angela Fantechi deciderà nel pomeriggio.

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