Attenzione
Stalking, l'arrestato prende tempo e non risponde al giudice
Prato, Angelo Ciro, accusato di aver progettato di sfregiare la ex con l'acido, con il suo difensore Gabriele Rizzo ha sostenuto di aver collocato la cimice nell'auto della donna perché voleva proteggerla ma di non sapere nulla di droga e incendi
PRATO. Angelo Ciro, il commerciante di auto accusato di aver tormentato la sua ex e di aver progettato di sfregiarla con l'acido, si è avvalso della facoltà di non rispondere nell'interrogatorio davanti al giudice per le indagini preliminari. "Una decisione - spiega il difensore Gabriele Rizzo - che abbiamo preso per avere il tempo di verificare alcune affermazioni fatte da due soggetti che accusano Ciro di fatti che il mio assistito invece nega con forza".
In precedenza, in un colloquio con l'avvocato il commerciante aveva ammesso di aver piazzato una "cimice" nell'auto della donna russa con la quale ha convissuto per otto anni "ma unicamente - precisa Rizzo - per proteggerla: aveva timore che frequentasse brutte compagnie". La cimice, un gps, era in grado di seguire i movimenti dell'auto e di ascoltare le conversazioni ambientali. Angelo Ciro anche con il suo legale ha negato tutto il resto: cioè di aver ordinato una finta rapina per prenderle il cellulare, di aver fatto bruciare le auto di due sue amiche e del convivente di una delle due, di aver messo per due volte droga nell'auto della donna facendo poi chiamare la polizia per farla ritrovare.
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Di questo lo accusano le dichiarazioni di un secondo complice, anche lui indagato ma a piede libero. Angelo Ciro, sostiene che sono inattendibili. Così come è inattendibile la persona che, secondo gli inquirenti, avrebbe confermato di essersi sentito chiedere un consiglio su come si fa a sfregiare un volto con l'acido. "Anch'io sono trasalito quando ho saputo questa cosa dell'acido - spiega l'avvocato Gabriele Rizzo che difende anche l'altro arrestato, Nazzareno Verdicchio - ma vi posso dire che Angelo è profondamente innamorato di questa donna e che lei stessa dice che non le ha mai torto un capello". Dunque molto si giocherà sull'attendibilità dei testimoni d'accusa.
Quanto a Verdicchio, sostiene di aver ascoltato insieme a Ciro le conversazioni ambientali nell'abitacolo dell'auto, di aver capito che qualcuno stava cedendo della droga a qualcun'altro e di aver chiamato la polizia per segnalare la cosa. Insomma nega di averlo fatto per incastrare la donna su ordine dell'amico. Tutti elementi che saranno vagliati dal giudice per le indagini preliminari.
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