Attenzione
«Il Comune snobba Curzio da sempre e preferisce Datini»
PRATO. Il ricordo durante il consiglio comunale, nessuna cerimonia a Spazzavento e l'archivio dimenticato (e ora sequestrato) nella biblioteca di Dell'Utri a Milano. Prato non vuol bene a Curzio...
PRATO. Il ricordo durante il consiglio comunale, nessuna cerimonia a Spazzavento e l'archivio dimenticato (e ora sequestrato) nella biblioteca di Dell'Utri a Milano. Prato non vuol bene a Curzio Malaparte o almeno sembra fare poco per questo cittadino illustre che dei pratesi ha tratteggiato il carattere e che tanto spesso viene invece citato.“Io son di Prato, m'accontento d'esser di Prato, e se non fossi nato pratese vorrei non essere venuto al mondo”, scriveva l’autore del Novecento e spesso ripetono i pratesi a cui l'orgoglio per la loro città, da sempre, non manca. Si lamenta, oggi, il nipote di Malaparte, l'avvocato Niccolò Rositani Suckert. «Non mi piace il ricordo solo per le ricorrenze», esordisce ma è indubbio che «Il Comune di Prato non ha mai avuto interesse né ce l’ha tuttora per Curzio Malaparte. L'ex sindaco Cenni l'ho visto solo una volta. I nuovi mai...». Per Rositani Suckert è un'abitudine italiana quella di dimenticare i propri figli più importanti. «E anche a Prato non ci si dimentica di Datini che, buon per lui, ha inventato la cambiale ma si tratta con sufficienza uno dei geni del Novecento che tra l'altro per tracciare un esame approfondito sull'uomo è partito proprio dal parlare di Prato e dai pratesi». E nonostante «ci sia un'evidente scollatura tra il comune sentire dei pratesi e chi li rappresenta, dal momento che i cittadini spesso manifestano la voglia di ricordare Malaparte e di conoscerlo meglio». «Ho fatto di tutto affinché l’archivio – conclude l'avvocato – prima rimanesse a Prato e poi, dopo l'acquisto da parte della biblioteca di Dell'Utri vi tornasse ma, del resto, come si fa a spingere con chi dimostra di essere disinteressato?». Intanto l’archivio di Malaparte appartenuto alla sorella è chiuso in un armadio della biblioteca milanese. La documentazione, ma per vicende secondarie, è stata sequestrata a marzo quando Dell’Utri fu accusato di ricettazione ed esportazione illecita all'estero di opere d'arte e coinvolto nell’inchiesta sul saccheggio della storica biblioteca dei Girolamini, a Napoli.
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