Il Tirreno

Prato

«A te è rimasto solo di morire»

«A te è rimasto solo di morire»

Quelle frasi incise nella memoria, ma le posizioni degli indagati sono diverse

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PRATO. Dicono: è sbagliato fare di tutta l’erba un fascio. Ripetono: non tutte le posizioni sono uguali. Ed è vero. Scorrendo le 28 pagine con le quali il gip Isidori lo scorso 8 luglio ha applicato i nove provvedimenti di sospensione dal pubblico servizio alla metà dei 17 indagati nell’inchiesta sui maltrattamenti alla casa di riposo di Narnali si vede bene che le posizioni sono diverse, quanto a gravità e numero dei fatti contestati.

Una delle principali indagate è Daniela Lascialfari, 54 anni, di cui si comincia a parlare nel giugno 2014, quando i due tirocinanti della facoltà di Scienze infermieristiche si accorgono che qualcosa non va alla Rsa di Narnali e raccontano tutto alla polizia. Ma è con le intercettazioni audio e video dello scorso aprile che la posizione della dipendente dell’Astir si fa insostenibile. Il 15 vengono registrati tre episodi di ingiurie gratuite, il 19 anche di percosse ai danni di una paziente, il 20 quelle parole che hanno indignato un po’ tutti: “A te è rimasto di morire e basta... con me tu dimagrisci vedrai... ’sta mucca, non sei un essere umano, sei una mucca”. Un epiteto, mucca, che sembra le piacesse parecchio, visto che lo usa anche nei confronti di altre anziane ospiti. Ancora meno comprensibili altri episodi che le contestano: il 20 aprile, scrive il gip nell’ordinanza, rovista nei cassetti di una paziente e preleva una pomata; il 15 e il 24 rovista in altri cassetti e prende un contenitore e un portafoglio, ma li rimette a posto perché forse non c’era niente di prezioso.

Numerosi anche gli episodi contestati ad Alessandro Pozzato, che a differenza della collega ieri ha risposto alle domande del giudice. Scene che spesso lo vedono al fianco della Lascialfari. In genere è lei che prende l’iniziativa, e lui, ricostruisce il giudice, lascia fare e le dà ragione. Anche a Pozzato vengono contestati due tentati furti ai danni delle pazienti. O meglio, lo accusano di aver rovistato, l’11 e il 16 aprile, nei borsellini delle ospiti, senza però prelevare nulla, non è dato sapere se perché fossero vuoti o per altri motivi.

E poi ci sono quelli a cui viene contestato un singolo episodio, che però il gip ritiene particolarmente odioso, come Maria Grazia Carenzi e Cristina Cianella, alle prese con un’ospite non autosufficiente, insultata (“brutto mostro”, “sei proprio una stronza”) e colpita. E poi ancora presa in giro mentre si lamenta: “Canta, canta, che la mamma t’ha fatto gli gnocchi”. Frasi che restano incise nella memoria e che sarà molto difficile confutare. (p.n.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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