Sicurezza
"Siamo innocenti, perché mandano via anche noi?"
Il grido di dolore delle operatrici dell'Astir che non sono indagate nell'inchiesta sui maltrattamenti alla casa di riposo di Narnali ma perderanno il posto dopo la risoluzione del contratto
PRATO. "Noi non abbiamo fatto niente di male, e allora perché dobbiamo perdere il posto di lavoro?". E' il grido di dolore degli operatori del Consorzio Astir impiegati nella casa di riposo di Narnali, coinvolta nell'inchiesta sui maltrattamenti agli anziani, e che dalle 21 saranno a spasso, dopo che l'Asl ha deciso di risolvere il contratto con la cooperativa.
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Gli operatori, quasi tutte donne, hanno incontrato la stampa nella sede del Consorzio, in via Nazario Sauro, alla presenza del presidente Loretta Giuntoli e dell'avvocato Guido Giovannelli, il cui studio ha seguito il consorzio fin dalla sua nascita.
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Più di una operatrice ha le lacrime agli occhi quando parla della propria situazione. Hanno scritto una lettera in cui dicono che "il nostro rimorso più grande è di non aver compreso la gravità che si celava dietro a una situazione lavorativa lasciata senza controllo" e in cui si scusano "con le famiglie che soffrono per quanto accaduto ai loro cari". Ma ora pensano anche a se stessi e chiedono: "Perché dobbiamo essere trattati come colpevoli?". Tra loro infatti non ci sono indagati.
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La presidente Giuntoli ha detto che il Consorzio farà il possibile per riassorbire in altre strutture Astir la maggior parte dei 27 lavoratori che perderanno il posto, ma al momento non c'è alcuna certezza. Per questo insieme all'avvocato Giovannelli sta valutando la possibilità di fare ricorso contro la decisione dell'Asl di fare "piazza pulita" a Narnali. Sul fronte legale Astir si prepara anche ad agire nei confronti dei propri soci lavoratori che sono finiti nell'elenco degli indagati, nel senso che potrebbe costituirsi parte civile in un eventuale processo o intentare azioni di risarcimento danni in sede civile.
Nel corso dell'incontro con la stampa, le operatrici hanno giurato di non aver notato mai niente di strano nel comportamento dei loro colleghi finiti nell'inchiesta. Questo potrebbe spiegarsi, ha aggiunto la presidente Giuntoli, col fatto che gran parte dei maltrattamenti contestati sono avvenuti in orario notturno, quando sono presenti solo due operatori e un infermiere.
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