Sicurezza
La rabbia dei parenti: vogliamo certezze
Ospizio dei maltrattamenti, riunione a Narnali con Asl e Società della Salute, chiesta “la testa” della direttrice della struttura
PRATO. «Ho riconosciuto dal video mia zia, non provo rabbia ma pena per chi l'ha maltrattata, posso cercare di capirli, ma non giustificarli. Ma non la trasferirò in un' altra struttura». Roberta è molto calma e razionale e l’altra, come tanti altri familiari (anche di ospiti che ormai non sono più nella struttura), si è recata alla riunione indetta dall' Asl per avere spiegazioni su quanto è accaduto alla Rsa di Narnali, incontro convocato dal direttore sanitario Simona Carli che si è presentata con il direttore della società della salute Michele Mezzacappa. Assente la responsabile della struttura e i rappresentanti del Consorzio Astir. Nonostante i gravi fatti nessun familiare è intenzionato a chiedere il trasferimento in un' altra struttura. «Ormai il bubbone è scoppiato - spiega un parente - e quindi con i riflettori puntati addosso staranno più attenti». Il clima caldo all' interno della Rsa: i familiari chiedono spiegazioni e la direttrice sanitaria ripete ancora una volta che l'appalto con Astir è stato rescisso e tutto il personale Asl è stato trasferito. «Mi è stato chiesto più volte di lasciare in servizio chi non è stato coinvolto - spiega Carli- ma ho deciso di lanciare un segnale chiaro di cambiamento. I tecnici stanno già lavorando per preparare il nuovo appalto che coinvolge anche il servizio di guardaroba e di pulizie. Intanto per qualche giorno ancora ci sarà l'affiancamento al personale del ramo commerciale della Misericordia che è subentrato al posto di quello di Astir». La decisione di Carli non piace a tutti. «Abbiamo chiesto che anche la direttrice della struttura si dimetta - spiega il cognato di una paziente - non capisco come mai non è stata richiamata dalla ferie e obbligata a partecipare all' incontro: è lei che aveva i contatti con il personale». Alla responsabile della Rsa, che quasi tutti concordano nel dire che stava sempre chiusa nel suo ufficio ed era quasi impossibile avere un incontro, i familiari avrebbero voluto chiedere spiegazioni. «Mia madre è stata ricoverata in questa struttura nel luglio del 2014, non ho notato nessun segno di percosse - ricorda Lucia Maggio - ma quando è tornata a casa non aveva più la fede nuziale. Non se l'era mai tolta dal giorno che si è sposata. Ho chiesto spiegazioni alla direttrice, ma non le è ho avute. Questa è l'occasione per avere finalmente delle risposte». Che i furti fossero all' ordine del giorno era noto a tutti. «Ho un parente ricoverato - racconta Enrico Materis - e ci siamo accorti che spesso veniva vestito con abiti non suoi, che alcuni oggetti personali sono spariti e anche dei soldi». Qualcuno, uscendo dall' incontro, che è durato un paio di ore, è perplesso sull’intera gestione della casa. «Sono l'amministratrice di sostegno di una paziente - spiega Letizia Liguori - non sono coinvolta emotivamente in questa faccenda e quindi ho una visione diversa rispetto ai parenti, però avrei voluto capire come, da ora in poi, si procederà con i controlli. Non vengo a trovare la mia assistita tutti i giorni e quindi voglio avere la tranquillità che le regole vengano rispettate. Ma ancora non ho questa certezza. Ora mi confronterò con i parenti e il giudice e poi decideremo come muoverci». Altri, come Alessandro Renzo sono molto arrabbiati, tanto da lasciare la riunione sbattendo la porta. «Mia zia è ricoverata in questa struttura e nessuno mi dice cosa sta accadendo. Questo è un lager, non ci sono altri termini per definirlo». Intanto tornano alla memoria tanti episodi che in altre circostanze sono stati sottovalutati. «Non mi sono accorta mai di nulla- spiega Roberta Borciani - ma se ci penso bene mia madre un paio di mesi fa aveva un brutto livido, ho domandato cosa fosse successo, ma non ho ottenuto risposta. Ora ho un dubbio. Nei fotogrammi non ho riconosciuto la mamma, ma so che esistono altri filmati che probabilmente sarò chiamata a visionare insieme agli inquirenti. Credo che sia stato giusto rimuovere tutto il personale, chi non ha partecipato ha comunque taciuto, pur sapendo, e quindi è comunque colpevole». Di diverso parere invece Alma Mannelli: «Stanno creando un ulteriore disagio ai ricoverati spostando anche il personale innocente. Mio marito è stato ricoverato qui prima di morire e questo personale è stato meraviglioso. Non dobbiamo fare di tutta l'erba un fascio». Durante l'incontro è stato messo a disposizione anche uno psicologo dell' Asl per aiutare i parenti. «Ci servono fatti concreti non scuse o psicologi - ha sbottato Annamaria Meola- si rimpallano le colpe. Mio padre non è autosufficiente e si trovava nella stessa sezione dei maltrattati». Intanto giovedì alle 21 è confermata la fiaccolata "Giù le mani dai nonni di Narnali" con ritrovo nel piazzale della Misericordia alle 21.
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