Sicurezza
È morto Coppini fondatore di Lineapiù e poeta del filato
Da Armani a Ferrè, il made in Italy ha la firma della sua azienda Il ricordo di Bastagli: «Dietro le sue collezioni c’è un mondo»
PRATO. Quando parlava dei suoi filati li toccava. E invitava anche il suo interlocutore a farlo. Un'azione tipica dei pratesi che lavorano nel tessile eppure quando Giuliano Coppini cominciava a descrivere quei pochi millimetri di fibre sembrava recitasse una poesia. Con la morte dell'imprenditore, fondatore e anima dell'azienda Lineapiù, Prato non perde un uomo d'affari qualsiasi perde la sua essenza, perde un uomo che incarnava quello che la città ambisce ad essere nel mondo, qualcosa di eccellente, di inimitabile, di non replicabile altrove. Da Armani a Ferrè, passando per Versace non c’è grande casa di moda che non abbia comprato il made in Italy di Lineapiù.
Coppini aveva 72 anni e da oltre un anno lottava con un male che non perdona. Eppure anche durante i cicli di chemioterapia, quando il fisico era debole e chiunque avrebbe lasciato perdere, lui andava nella sua azienda. I suoi polpastrelli si muovevano con grazia per percepire la perfezione delle sue creazioni, quasi come se stessero facendo delle carezze. La materia, tra le sue mani, si trasformava immediatamente in un’ emozione da trasmettere. Perché i filati di Giuliano Coppini, alla fine, avevano una caratteristica rara, svegliavano i sensi. Sembrava quasi avessero anche un profumo da quanto erano perfetti. Sintesi tra tecnica e creatività, tra chimica e cuore.
«Negli ultimi tempi - racconta Alessandro Bastagli, il titolare di Everlast che aveva rilevato Lineapiù - lavorare con lui quotidianamente è stato entusiasmante. Voleva trasmettere tutto quello che aveva acquisito nella sua vita ed era un arricchimento infinito. Ogni giorno era scoprire che dietro un filo c’era un mondo, c’era un dialogo, c’era qualcosa di neanche immaginabile».
Coppini era come i suoi filati, gentile e allo stesso tempo forte. Un signore di grande stile ma capace di portare avanti con decisione e testa bassa quello in cui credeva. Rispettoso dei suoi dipendenti, era un principe buono che non ha mai perso la stima del suo staff neppure nei momenti più bui, quando Lineapiù è stata costretta a ricorrere all'amministrazione straordinaria.
«Abbiamo pianto e gioito insieme - lo ricorda Giovanni Grazzini, il vulcanico commissario autore del salvataggio dell’azienda pratese - perché tra noi era scoccata fin da subito la scintilla della stima e dell’amicizia. Amava Lineapiù come una seconda figlia e lui voleva salvarla a tutti i costi. E’ stato in sella al suo destriero senza mai abbandonare la battaglia».
Era il 2009 e quando Grazzini arrivò nello stabilimento di Capalle prima dei conti visitò la produzione e l’ufficio stile. «Questa è un’eccellenza dell’Italia e non può chiudere. E quel Coppini è un mago», disse . E subito iscrisse Lineapiù a Pitti Filati per non far perdere all’azienda neppure un’edizione della più importante fiera del settore.
Coppini fu lì. Quasi inaspettatamente. E con lui l’inseparabile e amatissima figlia Lola. E tutti i suoi clienti andarono, uno dopo l’altro, a stringergli la mano. Perché dal suo cilindro non uscivano solo i mille colori della moda ma anche la naturale capacità di avere rapporti affettuosi con chiunque gli stesse vicino, dai fornitori, ai clienti passando per i dipendenti. Sergio Grassi e Gianna Masetti, il suo braccio destro e la sua segretaria, l’hanno visto l’ultima volta lunedì. « Quando siamo entrati non riusciva a parlare - racconta tra le lacrime Sergio - ma gli brillavano gli occhi. Raccontatemi tutto, anche se chiudo gli occhi, vi ascolto. Ha detto loro. Gli abbiamo detto dell’azienda e ha sorriso».
Ha sorriso pensando alla sua Lineapiù che, dopo 40 anni e una bella tempesta, lascia in forze pronta a nuove sfide. Ha sorriso e ,con la mano, ha salutato i suoi collaboratori dando loro un messaggio: «Vi voglio bene. Portate questo saluto anche agli altri».
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