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Prato

Il sindaco: «Sono animali» La Cgil chiede più controlli

Il sindaco: «Sono animali» La Cgil chiede più controlli

Reazioni improntate allo sdegno sull’indagine che coinvolge la Rsa di Narnali Fratelli d’Italia chiede le dimissioni della Carli. Il vescovo: «Un gesto isolato»

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PRATO. Dall’interno e all’esterno del mondo socio-sanitario pratese, il coro di sdegno è unanime per l’inchiesta che coinvolge, in modo pesante e documentato, la Residenza sociale assistita di Narnali. Nessuno se la sente di minimizzare o difendere infermieri e operatori coinvolti nei maltrattamenti agli anziani. Neppure la cooperativa Astir, che co-gestisce insieme all’Asl sia la Rsa che l’annesso Centro Diurno Alzheimer con i suoi dieci posti-letto.La presidente Loretta Giuntoli, almeno ieri, era scossa e sbigottita e preferiva non commentare a caldo. «Stiamo cercando di fare un’analisi della situazione, stiamo cercando di capire quello che è successo: l’ho saputo solo venti minuti fa» ha detto in mattinata, per poi non rispondere più al telefono. Non usa giri di parole, invece, il sindaco Matteo Biffoni: «Sono degli animali - dice - Quello che hanno fatto queste persone che si sono approfittate di essere umani già in difficoltà, mi disgusta e mi fa rabbrividire. Talmente tanto che mi auguro, con grande determinazione, che i responsabili vengano puniti dalla legge nella maniera più dura».

La Cgil di Prato rappresenta sia la categoria della funzione pubblica che quella dei pensionati. Il sindacato manifesta «sdegno e preoccupazione oltre che offrire la propria piena solidarietà alle vittime delle violenze e ai loro familiari. Riteniamo per altro doveroso sottolineare l’esigenza impellente di migliorare i controlli al sistema delle strutture di accoglienza degli anziani, come dei minori e dei diversamente abili anche per analoghi episodi già avvenuti, sempre in residenze sanitarie, in un recente passato e, nella circostanza, oggetto di denuncia da parte della Cgil». Il sindacato della Camusso ripudia «quale offesa alla dignità umana, le violenze esercitate su chi non può difendersi, delle quali nessun elemento di conoscenza era trapelato nonostante le assemblee effettuate di recente con una parte dei lavoratori della struttura di Narnali. Le organizzazioni sindacali dellaCgil di Prato sollecitano gli organi inquirenti affinché siano individuate le responsabilità dei colpevoli delle violenze, sottolineando come comunque la maggior parte dei lavoratori non siano passibili di analoghe accuse. La nostra organizzazione auspica che le responsabilità personali emergano in tutta la loro evidenza e gravità penale, tenuto conto dei comportamenti messi in atto, senza tuttavia dimenticare ed investire di sterili polemiche quei lavoratori del settore che operano comunque con serietà, professionalità e profondo senso di umanità».

Interviene anche il Collegio degli infermieri della provincia di Prato, che ha tra le sue attribuzioni istituzionali quella della vigilanza sulle regole deontologiche. Il Collegio «dichiara il proprio impegno a vigilare sull’evolversi della vicenda giudiziaria - scrive il presidente Matteo Cecchi - e si atterrà a quanto emergerà dalle indagini della magistratura, attuando i provvedimenti di propria competenza nei confronti dei colleghi che dovessero risultare realmente implicati nell’accaduto». «Sono sconcertato e addolorato per questi episodi che sono deprecabili fino all’inverosimile - ha detto il vescovo Franco Agostinelli - La persona è tale sempre, dal concepimento fino alla morte e come tale va rispettata in ogni momento. C’è una dignità che deve essere salvaguardata soprattutto quando la persona è più fragile»«Sono convinto che si tratta di un caso isolato. Vorrei infatti guardare alla professionalità e alla generosità di tante persone, operatori e volontari, che ogni giorno guardano al sofferente e al malato come una persona da rispettare, aiutare, come ad un fratello».

Durissimo il commento del capogruppo regionale di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli. «Altro che scuse: il direttore della Asl Simona Carli deve andare a casa immediatamente. Amministrare strutture pubbliche comporta delle responsabilità e quelle emerse oggi sono gravissime».

Francesco Albonetti

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