Il Tirreno

Prato

A giudizio ex titolari della Flowers

Tra le imputazioni pendenti su padre e figlio D’Innocenzo anche i metodi mafiosi

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PRATO. Associazione per delinquere aggravata da metodi mafiosi. Con questa pesante accusa il gip del tribunale di Firenze Fabio Frangini ha rinviato a giudizio dieci persone, fra cui gli imprenditori Benedetto e Diocrate D’Innocenzo, rispettivamente padre e figlio, ex titolari del Gruppo Flowers di Montemurlo, la società di controllo del tessuto ancora attiva dopo un lungo periodo di amministrazione giudiziaria. L’inchiestona che rimette insieme una serie di episodi di varia natura avvenuti fra il 2009 e il 2011 - dalle minacce all’estorsione fino ai furti in fabbrica pilotati - vedeva 21 persone coinvolte. Due di loro sono decedute, quattro assolti, uno condannato a cinque anni e per un altro imputato è stata patteggiata una pena a 1 e 10 mesi con la condizionale.

Le figure che interessano più direttamente Prato, ed anche Castelfiorentino, nella Valdelsa empolese, sono proprio padre e figlio D’Innocenzo, imprenditori di origine campana che per qualche tempo hanno vissuto a Quarrata. L’inchiesta ha preso il via dalla denuncia dell’imprenditore di Castelfiorentino Giuseppe Ricciardi, titolare della Tosco Import, un’azienda di arredi per giardino, nel novembre 2009. La squadra mobile di Firenze e la Finanza di Formia si misero sulle tracce di un gruppo criminale che, secondo loro, si era specializzato nell’avvicinare imprenditori in difficoltà con l’obiettivo di spogliarli di tutti i loro beni, intestandoli a prestanome. Trovandosi in difficoltà economiche, nel 2009 Riccardi si rivolse a Bernardo D’Innocenzo che si impegnò di saldare un debito della società verso l’erario, circa 360mila euro. In cambio Riccardi consegnò assegni scoperti per 378mila euro, copiendo, di fatto, il primo passo per essere estromesso dalla sua azienda. Merce per 600mila euro, rubata nel gennaio 2010 alla Tosco Import, è stata ritrovata dalla Finanza proprio nei locali dell’ex Gruppo Flowers, in via Di Vittorio a Montemurlo, Lo stesso sistem a fu usato dieci anni prima nei confronti di un altro impenditore già proprietario del Gruppo Flowers. Ma l’episodio più inquietante e più noto è quelllo delle minacce di morte nei confronti di Giovanni Piras, nel 2010 segretario dell’ufficio vertenze Cgil. Fu Diocrate D’Innocenzo, secondo la ricostruzione fatta nel processo, a mandare un sicario sotto casa del sindacalista, reo di aver difeso i diritti delle 40 rammendine del gruppo Flowers convincendole a rivolgersi all’Ispettorato del lavoro. (f.a.)

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