Sicurezza
Imu salata sull'ospedale, ma l'Asl non vuole più pagarla
Prato, braccio di ferro tra l'azienda sanitaria e la Sat, concessionaria dei nuovi quattro ospedali: 59mila euro l'anno che nessuno vuole versare
PRATO. Anche l'Asl 4 paga l'Imu ed è anche salata. Nel conteggio effettuato dagli uffici dell'azienda sanitaria, l'importo da pagare per le due rate di Imu 2015 è di 59mila185 euro. La cifra è la somma fra l'importo dell'imposta sugli immobili inagibili (Villa Filicaia e Casa Colonica, entrambi a Santa Lucia), pari a 26mila 123 e l'importo per la parte commerciale dell'ospedale, 33mila 62 euro. Insomma, oltre 30mila euro di Imu da pagare per il negozio di parrucchiera, la banca e gli altri servizi non adibiti a fini sanitari che occupano un bello spazio all’interno dell’ospedale Santo Stefano: per quello, infatti, non è prevista alcuna tassa.
L'Asl ha pagato a partire dal 2013 e si appresta a farlo per il terzo anno consecutivo. Ob torto collo, anzi di più: con un contenzioso aperto e dichiarato che la vede contrapposta alla Sat spa. La Sat è la società partecipata da Astaldi che ha finanziato, progettato e realizzato i quattro nuovi ospedali toscani, oltre a Prato, quelli di Pistoia, Lucca e Massa. Secondo l'Asl, come concessionaria la Sat è la vera proprietaria della parte di ospedale che non compete ai servizi sanitari. La Sat è di tutt'altro avviso e a pagare l'Imu deve pensarci l'Asl. Di fatto, negli ultimi tre anni l'imposta sugli immobili l'ha sempre pagata l'azienda sanitaria pratese e si appresta a farlo anche per il 2015, ma chiedendo alla Sat il rimborso.
E' questo il nocciolo di una recente delibera firmata dai massimi vertici dell'Asl, il direttore generale Simona Carli, il direttore sanitario Bruna Lombardi e il direttore amministrativo Massimo Braganti. L'Asl scrive di aver condotto un'approfondita istruttoria al fine di definire chi è il soggetto passivo dell'imposta (ovvero che non utilizza direttamente il bene, ma ne è proprietario). Per la parte dell'ospedale in cui non viene svolta attività sanitaria l'azienda non ha dubbi: il soggetto passivo dell'imposta è Sat spa. Decisivo per l'Asl è l'articolo 38 della convenzione col concessionario Sat, il quale stabilisce che «una volta avviata la gestione e per tutta la durata della concessione, spettarà al concessionario un diritto d'uso sull'immobile e il diritto di gestire funzionalmente e sfruttare economicamente l'opera». In altri termini, dell'attività dei negozi ne beneficia la Sat e quindi paghi anche l'Imu.
La Sat però ha escluso di rientrare in alcuna delle tipologie di soggetto passivo dell'imposta e non ha accolto la richiesta di pagamento. L'Asl si è affidata anche al parere dell'ufficio legale della Sori, la società concessionaria della riscossione delle tasse per conto del Comune di Prato. La risposta della Sori non sembra molto favorevole all'azienda sanitaria: "In mancanza di trascrizione il contratto (convenzione), qualora presenti tutti gli elementi essenziali previsti dalla normativa civilistica, è vincolante solo tra le parti, ma non è opponibile ai terzi ed all'amministrazione finanziaria (nel caso di specie Sori). In assenza di trascrizione (e voltura catastale) pertanto sarà il proprietario a conservare la soggettività passiva ai fini Ici".
Dopo questa risposta della Sori, l'Asl si è impegnata a registrare alla Conservatoria di Prato la convenzione con Sat che fu registrata a suo tempo all'Agenzia delle Entrate di Pistoia. Ed è ripartita alla carica, pur pagando l'Imu, chiedendo nuovamente il rimborso alla Sat: gli arretrati 2013 e 2014 più l'Imu 2015, per un totale di 78 milioni e 600mila euro. Risposta: ancora picche. Un vero braccio di ferro fra l’azienda sanitaria e la concessionaria della gestione dei quattro ospedali che, almeno fino a questo momento, non sembra possa risolversi in breve tempo con una guerra di lettere e carte bollate. (f.a.)
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