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Rivoluzione in centro, Prato ora è cool

Rivoluzione in centro, Prato ora è cool

Il 2015 sarà ricordato come l’anno del boom dei locali: paga l’aggregazione. Ecco i motivi della fioritura di iniziative

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PRATO. C’è stato un tempo, nemmeno troppo lontano, in cui uscire la sera a Prato poteva essere un’esperienza abbastanza deprimente. Certi lunedì di gennaio, passate le feste, quando non era difficile immaginare di veder passare i cespugli rotolanti del deserto, come in certe puntate dei Simpson.

Ora è tutto diverso, e non certo soltanto per la stagione. Prato è diventata “cool”, di tendenza. La sera la strade del centro si riempiono di gente che tira tardi. E le alternative non mancano, anzi se ne aggiungono sempre di nuove.

È successo tutto nel giro di due anni e il 2015 sembra l’anno della consacrazione, grazie alla vitalità del centro storico che è diventato competitivo con i concorrenti storici di Firenze, Pistoia e della Versilia.

La mappa. L’ultimo arrivato è “Largo Carducci” davanti al Duomo, ma è solo l’ultimo locale di una lunga serie. Di fatto la movida pratese si è aggregata in poli. Quello storico di piazza del Comune fa capo al Bar Datini di Luciano Botrini e ai suoi “fratelli”, il Caffè delle Logge ora preso in gestione dai titolari dei “Frari” di via Garibaldi, il Caffè Buonamici, Pane e Vino, Le Bigonge (ora fermo) e lì a due passi Le Barrique. L’altro polo ha cominciato a espandersi cinque o sei anni fa intorno a Ozne in via Pugliesi e ora conta Fiaschemberg, Kaldi’s Caffè (cucina etiope) e I’ Salottino (atmosfere francesi), ma è idealmente congiunto con la novità di Apotheke di via Verdi e la parte al momento più frizzante, Blender e i Frari in via Garibaldi fino al cibo di strada di Mau. Basta fare due passi e si incontrano El Barrio e Messer Lampredotto in fondo a via Mazzini. Senza dimenticare i più decentrati Aut di via del Filippino e un’altra novità di quest’anno, l’Ex Fabrica di via Targetti.E presto Prato avrà il suo primo ristorante messicano, il Malacueva di via dei Lanaioli, che andrà ad aggiungersi ai ristoranti fioriti in via Santa Trinita, trainati da La Cova. Ve l’avessero detto tre anni fa, non ci avreste creduto.

Nuova filosofia. Dietro ai numeri si cela una nuova filosofia. Fino a non molto tempo fa, l’apertura di un locale accanto a uno già avviato avrebbe fatto storcere la bocca ai titolari del secondo. Ora anche su questo c’è stata una rivoluzione copernicana. Lo potremmo chiamare il modello della Sala, dal nome della piazza dove si concentrano i locali a Pistoia. I pratesi hanno capito che la strategia vincente è aggregarsi, far diventare attraente una zona, come in piazza della Sala: tutti poi avranno da guadagnarci. È quello che sta accadendo in questi mesi.

I motivi della fioritura. C’è più di una ragione che spiega questo boom di locali in centro. La prima è che ora è più facile aprirli, grazie anche alle regole introdotte dalla passata giunta di centrodestra; la seconda ragione è che la nuova giunta ha stanziato incentivi per le nuove aperture; la terza è che si è scelto di puntare su metrature più piccole, dunque su minori costi fissi, che consentono anche a un giovane di tentare l’avventura senza rimetterci l’osso del collo; la quarta, ma è solo una deduzione, è che certi capitali che un tempo finivano nel tessile ora sono stati dirottati nel tempo libero; l’ultima ragione è che la cosa si autoalimenti: il centro diventa più appetibile e un numero sempre maggiore di pratesi decide di stare in città anziché “emigrare” a Firenze o Pistoia. Ora l’unico rischio è andare “fuori giri”.

Paolo Nencioni

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