Toscana
Popolare di Vicenza, sono iniziate le azioni legali
Una decina di azionisti delusi di Prato hanno dato mandato all'avvocato Luca D'Alessandro Pilacci di inviare le lettere con la richieste di negoziazione. Le missive sono già partite
PRATO. Dunque ci siamo, le lettere indirizzate alla Banca Popolare di Vicenza, sede di Prato, in via degli Alberti, con la richiesta di negoziazione assistita sono partite. Come annunciato dopo l’assemblea organizzata da uno degli azionisti Bpvi più “arrabbiati”, Bruno Caparrotti, ecco che la prima decina di missive che sostanzialmente fanno partire le azioni legali di quanti si sono sentiti traditi dalla svalutazione delle azioni portate da 62 euro e mezzo a 48 lo scorso aprile, sono state spedite.
A tenere le fila del drappello di soci l’avvocato Luca D’Alessandro Pilacci, studio Taiti, civilista, esperto di diritto fallimentare e di diritto bancario, al quale hanno dato mandato i primi azionisti decisi a non sopportare quello che è stato vissuto come un sopruso. «La banca ha fatto una campagna di vendita di azioni piuttosto aggressiva - spiega il legale - garantendo che l’investimento sarebbe stato oltremodo sicuro, la realtà si è poi dimostrata piuttosto diversa».
AZIONI BPVI; ECCO TUTTA LA STORIA
Se gli azionisti delusi di Prato sono partiti per chiedere ragione del comportamento dell’istituto di credito, segnali di guerra provengono anche da altre parti d’Italia. Azionisti Bpvi si stanno muovendo in Veneto, a Treviso e a Verona, movimenti vengono registrati a Bari, Ferrara e anche a Genova. Pare che la sede centrale della banca abbia ormai raccolto alcune decine di pratiche che nel breve periodo potrebbero trasformarsi in altrettante cause.
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Cosa significa “negoziazione assistita”? «Si tratta - spiega l’avvocato Pilacci - di una sorta di conciliazione affidata ai legali delle parti». Insomma, per una legge entrata in vigore un paio di anni fa, prima di arrivare allo scontro vero e proprio è necessario percorre la strada della mediazione. Una via larga e veloce il cui iter potrebbe concludersi nell’arco di un mese e mezzo e che lascia aperte tre possibilità: che la Popolare di Vicenza accetti la mediazione (i soci chiedono il recupero della somma persa con la svalutazione delle azioni), che la rigetti o che non risponda nemmeno. In questi due ultimi casi, il passo successivo è ritirare la mano tesa e procedere con la causa vera e propria.
E su cosa si fonda l’azione legale? Sulla convinzione - dei soci e del legale - che la svalutazione delle azioni, piovuta sugli azionisti piccoli e grandi senza alcun preavviso, sia stata illegittima in quando la banca doveva sapere e da molto tempo che il taglio delle quote era necessario per riequilibrare i conti. Detto in altro modo: chi ha deciso di procedere non ha creduto alla giustificazione della Bpvi che nell’immediatezza ha affermato: "Ci ha obbligato la Banca Centrale europea"
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