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La risposta è “il sequestro per equivalente” ma talvolta è un’arma spuntata

La risposta è “il sequestro per equivalente” ma talvolta è un’arma spuntata

Più dei controlli, delle denunce o dei rari arresti, nel contrasto all’evasione fiscale c’è un’arma potenzialmente distruttiva. Si chiama “sequestro per equivalente” ed è il provvedimento che scatta...

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Più dei controlli, delle denunce o dei rari arresti, nel contrasto all’evasione fiscale c’è un’arma potenzialmente distruttiva. Si chiama “sequestro per equivalente” ed è il provvedimento che scatta quando il titolare di un’attività non è in grado di giustificare il possesso di certi beni in rapporto ai risultati (dichiarati) della sua attività. In altre parole, se dichiari al fisco una miseria e poi possiedi o hai in uso auto di lusso, barche, case di un certo valore, allora non è più il fisco o la Procura che devono provare che hai evaso le tasse; sei tu a dover spiegare con quali soldi ha comprato quelle cose. Se non sei in grado di farlo, quei beni possono essere sequestrati in vista di un’eventuale confisca. In teoria è una cosa che funziona, in pratica un po’ meno. Dipende dagli orientamenti del Tribunale, che spesso mette dei paletti difficili da superare. L’orientamento della Procura, comunque, è di battere questa strada.

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