Finanza
Inquinano e sotterrano le prove
Gli operai di una ditta edile rompono un serbatoio, lo ricoprono e sversano il gasolio nel Bisenzio
PRATO. Stavano lavorando alla ristrutturazione di una villa di via del Palco, alla Castellina, quando hanno rotto accidentalmente il deposito della caldaia a gasolio che riscaldava l’abitazione. Cose che possono capitare, se non che la successiva condotta degli operai della ditta italiana che ristruttura la villa, è stata a dir poco dolosa. Invece di avvisare il responsabile del cantiere, o l’addetto alla sicurezza - del tutto ignari di quanto stava accadendo come il proprietario della villa - hanno pensato bene di riversare il gasolio in un tombino per il deflusso dell’acqua piovana che si trova a circa tre metri dall’abitazione. Poi, per nascondere maldestramente il misfatto, hanno fatto una buca con la ruspa e sepolto la caldaia rotta, ricoprendola sotto circa un metro di terra. Tutto questo, da quanto hanno potuto ricostruire Polizia municipale, Arpat e Publiacqua, è accaduto intorno alle 16 di mercoledì. Ma solo circa tre ore più tardi è arrivato l’allarme sul Bisenzio, altezza ponte Datini, per un’imponente fuoriuscita di gasolio da uno scolmatore fognario. Protezione civile di Prato e Firenze, vigili del fuoco di Prato, Arpat e Publiacqua hanno lavorato fino alle tre di ieri mattina, per poi ricominciare intorno alle 10 per bloccare l’avanzata della macchia di gasolio. Per consentire l’intervento sono stati chiusi trecento metri di pista ciclabile e rimarrano fino a quando i lavori di bonifica non saranno completati. Vietata in tutto il tratto a valle dello sversamento anche la pesca.
«Si tratta di una macchia piuttosto grande - ha spiegato Sergio Brachi, responsabile della protezione civile del Comune di Prato – circa di una sessantina di metri che abbiamo fermato grazie al posizionamento di una barriera rigida di 45 metri arrivata dalla protezione civile di Firenze e collocata a valle di Ponte Datini. Lungo il perimetro dello sversamento abbiamo, inoltre, messo venticinque metri di barriere assorbenti che avevamo in deposito e che sono servite per evitare il peggio».
La Polizia municipale, insieme all'Arpat, sta compilando la relazione completa, con tanto di foto, per comunicare la notizia di reato alla Procura. La scoperta dell'origine dello sversamento di gasolio è avvenuta dopo una complessa operazione di controllo a tappeto di tutti i tombini da parte dei tecnici di Arpat e Publiacqua. Tutti ancora da capire i danni provocati all'ambiente, per il momento non sono state segnalate morie di pesci. La scoperta dell'origine dello sversamento di gasolio è avvenuta dopo una complessa operazione di controllo a tappeto di tutti i tombini, effettuata da parte dei tecnici di Arpat e Publiacqua. «Verso le 23 di mercoledì abbiamo rintracciato il tombino da dove è arrivato il gasolio e questa mattina (ieri mattina per chi legge n.d.r.) personale della Polizia municipale insieme al responsabile della Vab, è entrato nel cantiere. Il coordinatore dei lavori ha riconosciuto il danno effettuato - ha commentato il commissario della Polizia municipale Stefano Rafanelli - Ci saranno conseguenze di natura economica, il colpevole dovrà risarcire il posizionamento delle barriere e l'aspirazione del gasolio da parte della ditta specializzata incaricata, oltre alle responsabilità penali». Responsabilità che saranno accertate con la quasi certa apertura di un’nchiesta da parte della Procura non appena la relazione della Polizia municipale e dell’Arpat sarà completata. «Il gasolio, come gli altri idrocarburi, è una sostanza particolarmente inquinante e insidiosa - ha detto l’assessore all’ambiente del Comune di Prato, Filippo Alessi - Oltre ai danni diretti al corso d’acqua interessato allo sversamento, è in grado di inquinare anche l’aria con le particelle volatili messe in circolo».
Francesco Albonetti
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