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Il pronto moda dei prestanome

Il pronto moda dei prestanome

La Finanza scopre un’evasione da 20 milioni, i titolari dell’attività nominati anche a loro insaputa

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PRATO. Ci sono operai cinesi che per un certo periodo sono stati i padroni della società di cui risultavano dipendenti, senza nemmeno saperlo. I veri padroni sono rimasti nell’ombra per dieci anni, fino a quando li ha scovati la guardia di finanza, contestando un’evasione di 20 milioni di euro. È l’esito di un’indagine del Nucleo di polizia tributaria diretto dal tenente colonnello Bruno Baldini che si è concentrata su un pronto moda cinese di via Toscana di cui non è stato reso noto il nome, al Macrolotto. Nemmeno dei più piccoli, perché risultava un giro d’affari superiore ai 5 milioni di euro, soglia oltre la quale scatta la competenza del Nucleo, ma amministrato come una qualsiasi piccola confezione. Nel senso che il titolare non è mai stato quello risultante dagli atti societari.

Per i finanzieri è stato molto difficile anche risalire alla vera residenza dell’imprenditore cinese che, insieme alla moglie, ha di fatto amministrato il pronto moda. Le residenze indicate dall’uomo infatti corrispondevano alle case di altri e solo alla fine si è arrivati a una villetta nel comune di Campi Bisenzio, formalmente intestata alla figlia della coppia.

Stando a quanto accertato dalla guardia di finanza, il pronto moda, che in piccola parte esercitava anche attività di import-export, ha accumulato discreti ricavi nella prima parte della sua attività. Poi il titolare ha smesso di pagare i fornitori e le tasse e ha aperto una nuova attività sempre nel Macrolotto. L’indagine però non è partita dalla denuncia di un fornitore, ma da una normale verifica fiscale, che ha portato risultati anche superiori a quelli che i finanzieri si attendevano. In cifre, 14 milioni di euro di ricavi non contabilizzati e non dichiarati (di cui almeno un terzo avrebbe dovuto finire all’erario); violazioni in materia di Iva per circa 6 milioni di euro; violazioni Irap per mezzo milione. E questo solo negli ultimi cinque anni, che è il limite oltre il quale la Finanza non può andare.

Secondo le Fiamme gialle negli ultimi dieci anni sono stati cinque prestanomi cinesi nullatenenti a risultare titolari del pronto moda, scelti dagli amministratori di fatto tra parenti, amici e operai della stessa società, alcuni dei quali nemmeno sapevano di essere i padroni della baracca. L’ultimo è stato cercato, ma era già tornato in Cina.

Quello che colpisce, come detto, è l’assoluta spregiudicatezza nella gestione contabile e fiscale dell’azienda. Purtroppo è la conferma che anche società di medio livello possono prosperare nella più sfrenata illegalità, contando sul fatto che i controlli arriveranno tardi, quando il gruzzolo è già stato messo da parte.

L’unico “errore” da parte dei coniugi cinesi (lui è stato denunciato per evasione, lei no) è di aver conservato nella villetta di Campi Bisenzio una parte della documentazione che ha consentito alla Finanza di ricostruire gli affari della società, innescando una procedura che dovrebbe portare, almeno, al sequestro della villetta, l’unico bene al momento “aggredibile” dal fisco italiano.

Paolo Nencioni

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