Il Tirreno

Prato

Gli insegnanti sparano a zero contro "la buona scuola"

Azelio Biagioni
La protesta dei prof nella redazione del Tirreno (foto Batavia)
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La protesta dei prof nella redazione del Tirreno (foto Batavia)

A nome di molti altri colleghi delle scuole primarie e delle superiori di Prato, Giusi Caminiti, Maria Pia Spadaro Dutturi, Daniela Spadini, Stefania Fortino, Loretta Semprucci e Nello Lamberti spiegano perché - secondo loro - la riforma del governo Renzi non s'ha da fare

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PRATO. Definiscono incostituzionale il Ddl sulla scuola del governo Renzi. Sono alcuni insegnanti (di scuole primarie e superiori) del territorio pratese che, a nome di un gruppo ben più numeroso di colleghi, hanno deciso di far sentire la loro voce. Si tratta di Giusi Caminiti, Maria Pia Spadaro Dutturi, Daniela Spadini, Stefania Fortino, Loretta Semprucci e Nello Lamberti.

I punti della nuova riforma della scuola che non vanno, a detta degli insegnanti contrari al Ddl, sono tanti e secondo loro la gente non ne è a conoscenza. Come la chiamata diretta degli insegnati da parte del dirigente scolastico. “Questo – sostengono i docenti - è incostituzionale. Anche perché un neo laureato senza esperienza potrebbe ottenere un incarico triennale dal dirigente scolastico perché suo amico o parente, a discapito, quindi, di tutti gli insegnati precari ma con esperienza alle spalle, master e specializzazioni. Settantamila sono i precari che con questa legge vedono cancellati oltre venti anni di sacrifici e trasferte. Le 100mila assunzioni? - dicono - Non verranno fatte. Inoltre – aggiungono – per l'insegnante assunto è prevista la valutazione da parte dei docenti, genitori e studenti. Se un collega non gli sta simpatico il gioco è finito. E poi come può un ragazzo di 15 anni valutare l'operato di un docente?”

Quindi anche per un prof assunto spetterà al preside decidere il suo percorso in base alla valutazione ottenuta. I docenti precisano come spesso, erroneamente, per precario si intenda il giovane laureato, non è così. “Ci sono insegnanti precari anche di cinquant'anni”, precisano. “Inoltre – aggiungono - gli studenti degli istituti tecnici dovranno svolgere obbligatoriamente 400 ore annue di lavoro gratis nelle aziende (200 per i liceali durante il trimestre)”. I prof lamentano che ciò comporterà una disparità fra le scuole delle diverse città.

Spiegano che uno studente di Milano sarà più avvantaggiato di uno di Avellino per il tipo di aziende presenti sul territorio e alla fine i due curriculum saranno nettamente diversi: “Questa – sostengono - non è la scuola uguale per tutti”. Dicono che la legge penalizza la scuola pubblica e che nessun accenno è stato fatto ai ragazzi portatori di varie disabilità. Per i docenti non si può più parlare di una scuola autonoma quando i percorsi formativi, programmi e visite d'istruzione verranno decisi dal governo.

“E il neo assunto? Potrà scegliere due albi territoriali – concludono gli insegnanti - e nel corso dell'anno potrà spostato più volte e se non accetterà anche un solo incarico non avrà più diritto a ricevere alcuna proposta di lavoro da parte del Ministero”.

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