Il Tirreno

Prato

Allarme sfratti, aumentano ancora ma calano le esecuzioni

Maria Lardara
Una protesta contro sfratti e sgomberi (foto d'archivio)
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Una protesta contro sfratti e sgomberi (foto d'archivio)

Secondo i dati del ministero degli Interni Prato è in testa alle classfiche nazionali, nel 2014 il provvedimento è stato ricevuto da una famiglia ogni 151

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PRATO. Casa dolce casa, non per tutti però. Non lo è per quel piccolo imprenditore edile che, per salvare l'azienda, aveva chiesto un prestito alla sua banca con tanto di ipoteca sul mattone. Per colpa di un mutuo con un tasso molto alto, la sua casa è stata venduta all'asta tanto che l'artigiano e la sua famiglia la dovranno lasciare ad agosto. Non lo è per l'anziano che dormiva nella sua auto, malato di diabete e costretto a iniezioni di insulina ogni sera.

Lo sfratto è sfratto. Ha quel sapore amaro che nel 2014 su 101.080 famiglie della provincia di Prato, è toccato a 668 nuclei. Si tratta di quasi il 42% in più rispetto al 2013. Sono storie di drammi familiari che racconta l'avvocato Riccardo Landini, segretario provinciale dell'Unione inquilini (la sede è in viale della Repubblica 193) che fotografa la situazione pratese - Prato è la terza città toscana per numero di sfratti (dopo Firenze e Pisa) - alla luce degli ultimi dati forniti dal ministero dell'Interno.

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Uno sfratto ogni 151 famiglie. C'è un indicatore che suona come un campanello d'allarme molto pericoloso, ovvero il rapporto fra i provvedimenti di sfratto emessi e il numero delle famiglie residenti: ancora una volta la provincia di Prato è maglia nera a livello nazionale, seconda solo a Barletta-Andria-Trani, in quanto il rapporto è di uno sfratto emesso ogni 151 famiglie (decima è Pistoia con un provvedimento ogni 216 famiglie). Per capire la gravità della realtà pratese, basti pensare che in Italia nel 2014 è arrivata un'ingiunzione di sfratto ogni 334 famiglie.

«Purtroppo - constata Landini - la maggior parte delle persone ci cerca quando è troppo tardi, ovvero quando lo sfratto per morosità si è trasformato in sfratto esecutivo. Quando arrivano i decreti ingiuntivi proviamo a intervenire facendo presente in sede giudiziaria alcune specifiche tipologie di situazioni abitative: vedi quei casi in cui siano presenti infiltrazioni di muffe o di deterioramento dell'immobile a fronte dei quali magari l'inquilino pagava un canone sproporzionato. Mentre la crisi morde, i costi degli affitti non scendono. E calmierare è difficile senza provvedimenti istituzionali specifici: il sistema della cedolare secca che prevede sgravi fiscali per i proprietari è ancora poco utilizzato».

Su 668 istanze di sfratto, 632 derivano infatti da morosità, gli altri dalla finita locazione. Diminuiscono però i pratesi che rimangono fuori casa: nel 2014 sono stati 356 gli sfratti eseguiti, quasi il 18% in meno rispetto al 2013; - 4,70% anche per le richieste di esecuzione. «Potrebbe essere segno di una maggiore sensibilità verso il dramma dello sfratto - osserva il segretario dell'Unione inquilini - Il problema è che in città vi sono sempre meno aree adibite a edilizia popolare e le costruzioni realizzate finora sono insufficienti per far fronte all'emergenza». Tutto questo mentre a Prato abbondano nel privato edifici vuoti e inutilizzati, centinaia di appartamenti sfitti, complice un mercato immobiliare in picchiata.

Edilizia popolare, a settembre il bando. Non è un caso che il numero degli sfratti eseguiti si sia abbassato: il Comune non sa più dove sistemare le famiglie sfrattate che, una volta perso un tetto sopra la testa, finiscono in emergenza alloggiativa, ovvero in case famiglie o altre strutture convenzionate.«In questo momento - spiega l'assessore alle politiche sociali Luigi Biancalani - ne abbiamo 530, mai avuto finora un numero così alto. Una volta l'emergenza alloggiativa era temporanea e durava qualche mese, ora le famiglie ci rimangono per anni». Sono 1500 le famiglie iscritte alla graduatoria delle case popolari (l'ultimo bando risale al 2010), di queste solo il 10% ha trovato una sistemazione.

«Ricordiamoci che nella pianificazione degli alloggi in Erp (edilizia residenziale pubblica, ndr), a livello regionale, scontiamo un gap storico rispetto ad altre città toscane - prosegue Biancalani - Contiamo 1700 alloggi quando altri comuni capoluogo con meno abitanti ne hanno il triplo o il quadruplo. Per questo stiamo studiando interventi di housing sociale in convenzione con privati per affitti a canone calmierato. Inoltre presto sarà rifinanziato il bando "scansosfratto" per la prevenzione degli sfratti per morosità».

La buona notizia è che a settembre uscirà finalmente il bando delle case popolari per il quale era necessario attendere la nuova legge regionale sull'edilizia popolare approvata a fine aprile e i relativi regolamenti attuativi. «Ci aspettiamo 2mila domande - fa sapere Biancalani - Entro la fine dell'anno sarà ultimata la costruzione di 29 nuovi appartamenti a San Giusto e abbiamo in programma interventi di ristrutturazione sugli immobili di Epp (la partecipata che gestisce il patrimonio immobiliare pubblico ndr). In questo momento - conclude l’assessore - non esistono a Prato case popolari vuote ma, semmai, immobili temporaneamente disabitati che richiedono interventi di manutenzione per i quali stiamo aspettando finanziamenti regionali specifici».

La pubblicazione del ministero dell'Interno sugli sfratti nel 2014


 

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