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Prato

Sentenza Swap: Cenni & C. cantano vittoria

Barbara Burzi
Sentenza Swap: Cenni & C. cantano vittoria

La richiesta dei rappresentanti dell'opposizione: «I dodici milioni di euro risparmiati siano utilizzati per alleggerire la pressione fiscale»

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PRATO. Quasi 12 milioni di euro. A tanto ammontano le risorse liberate con l’operazione Swap all’indomani della sentenza della Corte suprema di Londra che ha dato ragione al Comune portato in giudizio da Dexia Crediop dopo che l’amministrazione guidata dall’ex sindaco Roberto Cenni aveva annullato i contratti stipulati con la banca ritenendoli fortemente penalizzanti per l’ente. Il risultato è stato messo in evidenza dai gruppi consiliari di opposizione Forza Italia, Prato con Cenni, Prato Libera e Sicura e dai consiglieri indipendenti Emanuele Berselli e Marilena Garnier, in occasione di una conferenza stampa che si è tenuta oggi, sabato 27 a palazzo comunale per fare il punto sulla questione giunta finalmente al capolinea di un processo durato quattro anni.

Il primo a esultare per questa vittoria è stato Roberto Cenni che, con l’appoggio della passata amministrazione, a dicembre 2010 decise di mettere fine ai costi dei derivati annullando i contratti sottoscritti dalle giunte precedenti con il colosso del credito perché ritenuti non confermi alla legge.

«In pratica - ha spiegato - ogni anno il Comune avrebbe dovuto pagare un milione e 700mila euro fino al 2026 allo scopo di ridurre i rischi di oscillazione dei tassi di interesse tra il 4 e il 6%, quando dall’altra parte dell’oceano i tassi si erano già attestati su un livello più basso della metà».

Agli oltre 7 milioni di euro accantonati dalla sospensione dei pagamenti si aggiungono altri 4,4 milioni di euro vincolati sull’avanzo di gestione di bilancio per eventuali oneri provenienti dal possibile esito negativo della causa in corso.

«Visto l’esito favorevole della sentenza - ha detto la capogruppo di Forza Italia, Rita Pieri - abbiamo presentato un emendamento al bilancio chiedendo di svincolare tale somma e di destinarla all’abbassamento della pressione fiscale: Tasi, Imu, Tassa di soggiorno e Tari».

Complessivamente nelle casse pubbliche andranno a finire circa 12 milioni di euro, un “tesoretto” destinato a salire se tra le righe della sentenza saranno individuati elementi per ottenere un rimborso dalla banca, visto che per il giudice inglese i sei contratti dei derivati non sono validi in quanto riscontrano la violazione dell’articolo 30 del testo unico della Finanza che prevede, per tutti i contratti finanziari fuori sede, il diritto di recesso.

Per il consigliere di Forza Italia Alessandro Giugni si tratta di «una vittoria storica contro un colosso che finora non era mai stato battuto da nessuno». Il Comune di Prato è stato il primo a portare avanti un’azione giudiziaria di questo genere. «Mi auguro -ha concluso Aldo Milone - che questi soldi vengano utilizzati per far pagare meno tasse ai cittadini, anche se temo finiranno per finanziare quel “buco” al Soccorso».

Barbara Burzi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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