Il Tirreno

Prato

In tanti a cercare la bici rubata, ma solo una donna gioisce

Ilenia Reali
Tante persone sono arrivate in Questura per ritrovare le proprie biciclette rubate
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Tante persone sono arrivate in Questura per ritrovare le proprie biciclette rubate

Sessanta le due ruote ritrovate dalla Questura. Storie di furti e ritrovamenti che non coincidono. C’è chi con le denunce potrebbe ricostruire le proprie abitudini e chi ha raccolto per strada anche 15 lucchetti tagliati. I ladri intanto si evolvono e aumentano i furti nei cortili dei condomini e nei garage

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PRATO.  Paola e Roberto Muratori potrebbero fare una mappa delle loro abitudini solo raccontando i furti delle loro biciclette. Almeno sette i lucchetti che i ladri hanno aperto con le cesoie negli ultimi anni. La coppia ha in mano le denunce “non le abbiamo tutte però,  a un certo punto ci siamo stancati e non le abbiamo più fatte”, raccontano mentre con gli sguardi cercano almeno una delle due ruote che hanno “perso” nella loro vita.

Paola, che fa l’insegnante, due non le ha più ritrovate  davanti alla scuola di via Meoni. Insegna lì? “No, ci porto mio figlio in palestra”,  racconta.  L’elenco delle bici che non ci sono più è lungo:  una citybike, colore grigio, marca Decathlon,  rubata nella corte interna di casa ; mountanbike blu rubata nel giardino di via Meoni, un’olandesina in via Tevere….

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Per loro, marito e moglie, tra le sessanta bici sequestrate e in mostra non c’è niente da riportare a casa. E’ un via vai continuo di gente nel parcheggio dietro al palazzo della Questura. Una sorta di cimitero delle biciclette rubate allestito per una manciata di ore. C’è chi cerca due bici, chi tre, chi addirittura se ne è viste portare via sette e chi cinque – tutte insieme – nel cortile del condominio. Perché se una cosa è chiaraè quella che  adesso i ladri di biciclette si sono evoluti e non si accontentano più solamente di rubare le bici legate ai pali o alle rastrelliere, puntano anche più in alto e entrano nei condomini, scassinano le porte dei garage. In un colpo riescono a rubarne almeno una decina da rivendere sul mercato clandestino (gli acquirenti sono perlopiù cinesi e stranieri che arrivano in città).

In quei cinquanta metri quadrati allestiti dalla Questura c’è la storia della città. La storia di chi ruba e vive di espedienti, raccontata attraverso i verbali allegati alle biciclette e la storia di chi invece è vittima dei ladri. I primi hanno un nome, un cognome, una data di nascita e un reato; gli altri hanno anche un volto, la giustizia dalla loro parte ma la difficoltà di vederla attuata.

Solo una donna ha trovato in quattro ore la sua bicicletta. Monica Longo non ha dubbi. Appena arrivata vede una delle 10 biciclette che le hanno rubato. E’ una bici da donna, marca Cremonini, grigia, col cestino. “Sono sicura  - riferisce ai poliziotti – è la mia. Era legata al cancello di casa”.

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Le date tornano ma sulla denuncia non c’è la marca. Sarà il giudice però a decidere se potrà riprenderla (come in tutti i casi in cui venisse riconosciuta una bicicletta. La sua Cremonini è arrivata in Questura da via Botticelli. Il verbale racconta che lì  una donna ha fermato uno straniero chiedendogli di verificare il telaio della bicicletta, lui in tutta risposta ha buttato il mezzo in terra ed è scappato. La bici però non era della coraggiosa donna di via Botticelli e lei non ha potuto far altro, con grande onestà, di chiamare la polizia e spiegare che “aveva una bici ma non sua”.

Non c’è invece la bici di nonno Realmo. L’aveva ereditata Enrica Berti ma l’aveva parcheggiata in piazza Mercatale, ovviamente allucchettata, e non ce l’ha ritrovata. “Me ne hanno rubate tre in due anni, una in centro una alla Stazione. Ma è quella di nonno a cui tenevo di più e che vorrei tanto ritrovare prima o poi”.

Avanti un altro. E’ quasi un corteo dietro la Questura. Alberto Nistri ha in mano due denunce: una bici gliel’hanno presa davanti all’ufficio, latra a casa. Lì in una notte ne hanno prese cinque, tutte nell’atrio del condominio di via Petrarca. Anche Alberto Fanciullacci ne cerca due: la prima rubata al mercato, la seconda in via Magnolfi. Barbara Rocchi ne cerca quattro: tutte rubate alla Stazione di Porta al Serraglio o alla stazione Centrale.  Francesca Pilotto invece ha visto sparire ben 15 biciclette, un record. “Tra me e mia madre ce ne hanno rubate continuamente negli anni”. Ma qui non vale la legge delle probabilità e anche per lei, il ritorno a casa, è a mani vuote.

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