Il Tirreno

Prato

STRAGE IN TUNISIA

Giacomo Fiaschi non crede al movente religioso

di Ilaria Bonuccelli
Giacomo Fiaschi
◗
Giacomo Fiaschi

Parla il pratese ex consulente del premier tunisino Jebali: "L'obiettivo vero è destabilizzare il Paese: portare la popolazione ad invocare il ritorno allo stato di polizia"

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Un «lavoro interno». Peggio. «Un sabotaggio interno». Giacomo Fiaschi, imprenditore pratese, già consulente dell’ex premier tunisino, ha un’idea sua dell’attentato sulla spiaggia di Sousse. Pensa a un attentato del «terrore» più che del terrorismo islamico in senso stretto. Certo, la matrice religiosa è «la rivendicazione ufficiale. L’Isis lo spauracchio. Ma l’obiettivo vero è un altro: destabilizzare il paese. Portare la popolazione a invocare il ritorno allo stato di polizia, alla dittatura». Ritorno al passato «e ai suoi affari. In primo luogo, il riciclaggio».

I fiumi di denaro, in Tunisia, si ripulirebbero attraverso il sistema alberghiero. L’accusa di Fiaschi è pesante. Ma non è lanciata a caso. Fiaschi vive in Tunisia da oltre venti anni. È consigliere Osce per il Maghreb, su nomina dell’ex parlamentare toscano Riccardo Migliori. Ed è titolare di una ditta di servizi per imprese in Nord Africa. Soprattutto è stato consigliere di Hamadi Jebali, primo ministro della Tunisia fino a marzo 2013. Insomma, Fiaschi è uno che la Tunisia la conosce dall’interno. «Proprio per questo mi sento di dire che questi attentati non si respirano nell’aria, vivendo in mezzo alla gente. Un attacco come questo nasce in un ambiente estraneo alla cultura più diffusa. Lo vedo più vicino a quello di tre mesi fa del museo del Bardo: l’obiettivo comune di questi attentati è di destabilizzare il paese per farlo tornare alla dittatura. Non ci sono elementi che possano far pensare a un attecchimento delle idee religiose estreme».

La matrice della strage - insiste Fiaschi - è da ricercare «in lobby potentissime, che hanno fatto fortune con il riciclaggio e con altri traffici illeciti ai quali il dittatore Ben Ali non solo non era estraneo. Dopo la caduta della dittatura questi interessi sono rimasti congelati e non è bizzarro pensare che proprio da questi ambienti ora si organizzino gli attentati». Diversi da quelli dell’Isis che «sono più “militari”. Qui, invece, siamo quasi davanti a cellule “impazzite. Probabilmente è l’azione organizzata da lobby criminali con l’interesse a mandare in crisi l’affetto per la democrazia che si è affermato solo di recente».

Con un dittatore «pensano di dialogare meglio e ricominciare coi propri affari. Riciclare il denaro sporco, molto in arrivo da Francia e Italia». E ripulirlo attraverso «l’attività alberghiera. Due i sistemi: il primo, secondo Fiaschi - la costruzione degli hotel attraverso finanziamenti mai restituiti. Tanto che oggi, il Fondo monetario internazionale chiede alle banche a maggioranza statale di rientrare di uno scoperto di 1,2 miliardi di dollari.

Si tratta di un indebitamento per lo più contratto con il settore alberghiero». L’altro sistema - secondo Fiaschi - sarebbe più articolato: «Prevede che la maggior parte dei turisti, soprattutto dell’Est, che entrano nel paese risultino fittiziamente ospiti negli alberghi a 4 e 5 stelle. Questo consente di “spalmare” milioni di dollari di valuta in ingresso con queste persone. Così si ripuliscono fiumi di denaro che arrivano nelle banche da provenienze sconosciute».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web