Il Tirreno

Prato

Bpvi, in ventidue decisi a procedere con l’azione legale

Cristina Orsini
Gianni Zonin, presidente Bpv, nella sede dfi via degli Alberti (foto Batavia)
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Gianni Zonin, presidente Bpv, nella sede dfi via degli Alberti (foto Batavia)

L’architetto Bruno Tommaso Caparrotti è alla testa del drappello degli “arrabbiati” di Prato, il primo passo è la negoziazione assistita, l'obiettivo è recuperare quanto perso dalla svalutazione delle azioni

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PRATO. Sono ventidue, ventidue piccoli e medi azionisti della Banca Popolare di Vicenza che hanno trovato il coraggio di dire “basta”. Hanno sopportato, anche se con grande sofferenza, il taglio delle azioni nello scorso aprile (da 62 a 48 euro): una secchiata d’acqua gelata buttata in faccia a soci totalmente inconsapevoli.

Hanno pazientemente atteso mesi che banca vendesse (o riacquisisse) le azioni svalutate che alcuni di loro avevano dato mandato di liquidare senza che nulla sia successo. Ora sono proprio stanchi «di continuare a farci trattare da ingenui» dice Tommaso Bruno Caparrotti, architetto, alla testa del drappello che ha deciso di intraprendere un’azione legale contro la banca.

Che Caparrotti - 12.000 euro di azioni Bpvi acquistate a partire dal 2011, da trenta correntista dell’istituto prima come Cassa di Risparmio poi come Banca vicentina - fosse tra quelli meno disponibili a ingozzare il rospo si è capito subito: una settimana dopo la svalutazione dei titoli aveva già aperto una pagina Facebook dal nome chiarissimo: “Bpvi ci rendi i soldi?” che oggi conta 428 iscritti.

DALLA SVALUTAZIONE ALLE NUOVE CARICHE

«Ci siamo riuniti in assemblea due giorni fa - racconta - e lì abbiamo preso la decisione di procedere. Perché questo è il momento giusto. Abbiamo tutti comprato azioni della banca perché esisteva un rapporto fiduciario e ci avevano garantito che era un investimento sicurissimo. Poi è andata a finire come si sa. Ci sentiamo traditi e indignati».

L’identikit di chi si appresta a intraprendere l’azione legale è semplice: «Siamo tutte persone - prosegue Bruno Tommaso Caparrotti - che non hanno esposizioni bancarie a rischio e soprattutto abbiamo comprato azioni con i nostri risparmi». Ci sono medici, professionisti, qualche giovane coppia, praticamente nessun imprenditore. E li muove una forte determinazione.

«Non possiamo procedere facendo una class action - continua Caparrotti - proprio perché oltreché azionisti siamo soci dell’istituto quindi faremo causa ciascuno per sè». Il professionista - o i professionisti - che li guiderà in questa avventura esiste già anche se ancora non compare ma il primo passo è già stato deciso: «Per la normativa entrata in vigore un paio di anni fa - afferma Caparotti - dovremo iniziare con una sorta di conciliazione (affidata ai legali delle parti ndr) che in termini tecnici si chiama negoziazione assistita».

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Quale potrebbe essere il punto di mediazione dei 22 azionisti arrabbiati? Il recupero della somma persa in seguito alla svalutazione delle azioni, per esempio. Tutto nasce dal fatto che il drappello di azionisti Bpvi è convinto - e su questo si fonda l’azione legale - che la svalutazione delle azioni (campagna di vendita piuttosto aggressiva avviata da oltre un anno per accumulare liquidità) sia stata illegittima in quando l’istituto, con buona approssimazione - spiegano gli azionisti - sapeva bene e da molto tempo la situazione nella quale navigava.

Insomma i pratesi che hanno deciso di procedere sono assolutamente convinti che la giustificazione addotta da Bpvi per spiegare la svalutazione: è stata la Bce (Banca centrale europea ) a costringerci, dopo la fase di stress test alla quale ha sottoposto 15 banche italiane tra le quali la Popolare Vicentina, sia proprio deboluccia. La negoziazione assistita - terminata la fase di raccolta dai dati delle persone che parteciperanno - potrebbe concludersi nel giro di un mese e mezzo. Tre le possibili soluzioni: che Bpvi accetti la mediazione, che la rigetti, che non risponda nemmeno. In questi due ultimi casi il passo successivo è la causa vera e propria.

 

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