Sicurezza
Inerti, Casale dice "no" alla delibera, bagarre in consiglio
Almeno 150 tra cittadini e componenti dei comitati di Casale e di Ponte dei Bini presenti all'approvazione della delibera che ha cambiato la destinazione d'uso al terreno sul quale si insediarenno le ditte di frantumazione di inerti. L'opposizione chiede il rinvio, non lo ottiene ed esce in massa dall'aula. Preso di mira il capogruppo Pd Lorenzo Rocchi
PRATO. Una buona fetta di Casale, oggi pomeriggio, giovedì 25 giugno, si è trasferita nel salone consiliare della Provincia usato, per la prima volta, dal consiglio comunale (causa lavori di adeguamento nel salone del Palazzo di fronte). Almeno 150 tra cittadini e componenti dei comitati armati di cartelli e striscioni si sono dati appuntamento per dire no all’adozione della variante urbanistica con la quale i 19 ettari di terreno a Casale (stretto tra il casello Prato ovest, la declassata e la Firenze Mare) da agricoli diventeranno a servizi tecnologci così da poter ospitare le aziende di frantumazione di inerti. Insomma, la lunga, difficile odissea della collocazione della Varvarito potrebbe essere alle ultime battute.
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Si fa per dire, visto che dopo l’adozione inizieranno i sessanta giorni destinati alle osservazioni, poi le contro osservazioni e quindi, di nuovo, il passaggio in consiglio per l’approvazione definitiva. Comitati e residenti hanno sperato fino all ultimo in un rinvio della discussione della delibera (nell’aula verso le 17 è arrivato anche un nutrito gruppo di operai dell’impresa che oggi lavora in un sito a San Giorgio), rinvio rigettato con una mozione.
LA LUNGA ODISSEA DELLA VARVARITO: TUTTE LE TAPPE
A chiedere espressamente di "attendere ancora, proseguire nel confronto sulla destinazione di quella tipologia di imprese" il capogruppo di Forza Italia Rita Pieri: "Tempo per una mediazione c’è ancora - ha detto - bisogna continuare ad ascoltare le istanze di chi nella zona abita e di chi lì lavora». Una volta che è stata chiara la volontà della maggioranza di proseguire con la votazione, l'opposizione (Fi, M5S, Lista Cenni, una parte del gruppo misti, Milone di Prato Libera e Sicura) la lasciato l'aula (la delibera è passata con i 18 voti Pd).
Al netto della bagarre poltica, fondamentale per i comitati resta la questione salute: «Non siamo per nulla convinti che la tipologia di inerti lavorati dalle aziende non faccia male alla salute di chi risiede della zona - ha detto Fiorella Ciardi del comitato Ambientale di Casale - e non solo perché le polveri volano. La nostra è una grande preoccupazione».
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La stessa dei residenti di “confine” rappresentanti da Leonetto Reali, portavoce del comitato ambientale Ponte dei Bini: «Le ditte di frantumazione di inerti nasceranno a nemmeno un chilometro da altre imprese che fanno lo stesso tipo di lavoro oltre a una che produce bitume e un’altra ancora che frantuma marmo. E poi c’è il depuratore di Gida, il rischio che nasca il digestore anaerobico (sempre di Gida, ndr) oltre alle arterie di grande scorrimento che inquinano l’aria. Sono trent’anni che cerchiamo di difendere quel pezzo di terra - conclude - ormai a noi residenti non resta altro che fuggire».
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L’assessore all’Urbanistica Valerio Barberis ha cercato di rassicurare spiegando che il lungo iter del procedimento (l’individuazione delle aree, una relazione sulle criticità di 300 pagine, infine una serie di conferenze di servizio con tutti gli enti possibili) «è stato fatto per tutelare i cittadini e non per altro. Inoltre - ha spiegato - siamo in una fase precedente a quella della progettazione vera e propria che avverrà solo dopo l’approvazione definitiva e quando e se le imprese si insedieranno. Sarà quello il momento delle valutazioni di impatto ambientale che verranno fatte per ogni impresa che deciderà di avviare l’attività su quell’area».
Molto malumore da parte dei comitati alla fine del consiglio comunale. In particolare quando il capogruppo Pd Lorenzo Rocchi ha preso la parola spiegando che la maggioranza "ha il compito di fare le cose mai contro i cittadini e rispettando regolamenti e leggi. Non è l'ultima volta - prosegue Rocchi - che parleremo della Varvarito. Ma questo clima di intimidazione non è il modo giusto di fare politica". Il capogruppo Pd, infatti, è stato spinto e offeso da alcuni membri del comitato. "Non ho mai sentito da parte dell'opposizione che oggi sostiene la posizione dei comitati che la lavorazione degli inerti fosse pericolosa. Non lo pensano, eppure lo hanno lasciato credere ai cittadini che erano presenti in consiglio".
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