Sicurezza
Il riuso passa dagli affitti calmierati
Il progetto di housing sociale del Comune consente di trasformare gli immobili destinati a servizio in abitazioni
PRATO. Chi ha un immobile, probabilmente inutilizzato da anni, a destinazione servizi, ha l’occasione per trasformarlo. E’ la via, individuata dal Comune,per dotare la città di un congruo numero di appartamenti ad affitto calmierato: una strada tutta nuova, che ha ottenuto il via libera dalla giunta, studiata dai componenti della commissione urbanistica (presidente Massimo Carlesi) che ieri l’hanno approvata all’unanimità e che attende solo, per diventare operativa, l’approvazione in consiglio comunale, cosa che avverrà a meta di luglio. Che cosa prevede il progetto di housing sociale dove la parte del leone la fanno i privati? Che appunto gli immobili o le aree di privati a destinazione servizi (magazzini, immobili di corredo ai capannoni industriali, un edificio dismesso ma usato come scuola, ex circoli) possano ottenere il cambio di destinazione di uso trasformandosi in edificabili a fini sociali. Un esempio c’è già: il piano di recupero cosiddetto Nenciarini a San Giusto che passerà al vaglio della commissione urbanistica a breve, e che prevede la realizzazione di quindici appartamenti in ex capannoncini di servizio e un ex mulino trasformato in appartamenti. «Se il piano rispetterà i criteri del progetto - afferma Carlesi - sarò il primo esempio di edilizia residenziale sociale».
I privati che si renderanno disponibili a trasformare il proprio immobile in alloggi ad affitto calmierato (con delle agevolazioni sul fronte degli oneri) sottoscriveranno una convenzione con il Comune che ha una durata di 15 anni, scaduti i quali dovrà essere fatta un’offerta di prelazioni agli inquilini, se questi non accetteranno di acquistare l’appartamento, l’offerta dovrà essere girata al Comune e se anche l’ente recederà, l’immobile sarà nella piena disponibilità del proprietario. Non solo, per la trasformazione dovrà presentare un piano attuativo in Comune. D’obbligo l’affitto a costi calmierato. E il prezzo è davvero conveniente. «Per calcolare un affitto medio - spiega Carlesi - abbiamo preso in esame il prezzo medio al metro quadrato degli appartamenti di Prato eliminando quelli nelle aree agricole (troppo bassi ndr), quelli della Pietà (troppi alti ndr) e quelli in centro storico (troppo variegati e particolari ndr). Ne è venuto fuori un costo di 2.466,67 euro al metro quadrato». Il costo è stato poi moltiplicato per il coefficiente 3.2 e diviso per i dodici mesi dell’anno. L’affitto che risulta è di 394, 67 euro per un appartamento di 60 mq; di 460,44 euro per uno di 70 mq; di 562,22 euro per un alloggio di 80 mq e di 592 euro per un appartamento di 90. «Con questo sistema - prosegue Carlesi - si possono dare risposte a quelle famiglie troppo ricche per accedere a immobili di edilizia popolare, ma troppo povere per sostenere il costo di un affitto a prezzi di mercato». In commissione qualche simulazione è stata fatta: le giovani coppie, per esempio, i cui componenti guadagnano ciascuno poco più di mille euro, rientrano in pieno nei criteri del progetto. La convenzione comunque prevede che gli appartamenti possano essere affittati a quei nuclei il cui reddito non supera i 38.734 euro l’anno. Non solo l’affittuario dovrà risiedere e lavorare a Prato, non avere diritti di proprietà su altri appartamenti , non percepire contributi pubblici o per l’alloggio o essere assegnatario di alloggi di edilizia pubblica.
Gli aventi diritti andranno a formare una graduatoria nella quale in Comune attingerà, nel caso in cui il proprietario degli appartamenti (che ha piena libertà di affittare a chi vuole) non riesca a occuparli nell’arco di tre mesi dall’ottenimento del certificato di abitabilità. «Si tratta - conclude Carlesi - di un progetto che può rimettere in moto si a l’edilizia, sia il settore degli studi professionali».
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