Italia
Passeggini chiusi sui bus: la crociata di mamma Emilia
Prato, ha scritto una lettera alla Cap e agli assessori Ciambellotti e Alessi per chiedere una modifica al regolamento. "E' impossibile salire sulla Lam con un bimbo piccolo e allo stesso ripiegare il passeggino"
PRATO. Mamme con bebè e passeggino al seguito? Prendere un autobus a Prato rischia di trasformarsi in una missione impossibile. Mamme costrette a veri e propri giochi di “equilibrismo”: con una mano dovrebbero prendere in braccio il piccolo, con l’altra chiudere il passeggino o la carrozzina e magari fare attenzione alle borse. A quel punto, salire con tutto quel peso addosso, convalidare il biglietto e cercare un posto a sedere. E il passeggino? Rigorosamente richiuso.
Per Emilia Verde l’odissea quotidiana si consuma a bordo della Lam Blu o della linea 4 che passa da Mezzana. «Sono una madre che si trova ormai da quasi un anno a utilizzare circa due volte al giorno i mezzi pubblici pratesi, con un bambino, piccolo per poter camminare da solo in sicurezza per strada, ma abbastanza grande, direi “pesante” da esser portato in braccio». L’indignazione di questa madre che, carta dei servizi 2014 di Cap alla mano, si è documentata tra le pieghe del regolamento (3.7, paragrafo “condizioni e tariffe per il trasporto bambini”), è sfociata in una lunga lettera indirizzata tramite posta certificata alla cooperativa del trasporto, agli assessori competenti Mariagrazia Ciambellotti e Filippo Alessi. Lettera che suona ora più che mai attuale visto che – notizia recente – Cap e Unicef collaboreranno a un progetto per coinvolgere bambini e ragazzi nella stesura di un decalogo di comportamento sui mezzi pubblici.
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«In base al regolamento i passeggini “dovrebbero” essere ripiegati, ma non è precisato in quale momento debba essere fatta questa operazione, se prima o dopo la salita sull’autobus. In entrambi i casi, come si può immaginare che una persona che con una mano chiuda e regga il passeggino e con l’altra tenga in braccio il bambino, perché ovviamente, pur considerando il caso che il bambino sappia reggere in piedi da solo, è pur sempre in strada?».
D’altro canto è espressamente vietato richiudere l’utile contenitore a quattro ruote una volta saliti sul bus. Nella pratica però, succede spesso che tante mamme tengano il passeggino aperto durante il viaggio in barba ai rimproveri degli autisti chiamati a far osservare le regole. «Di recente – racconta Emilia - è salita una donna in stato interessante con due bimbi. Con quale mano avrebbe potuto richiudere il passeggino? E’ stata redarguita dall’autista sotto gli occhi dei suoi bimbi. Ora, visto che si vuole far scrivere un decalogo del trasporto pubblico ai più piccoli forse bisognerebbe tenere conto di queste situazioni».
Mamma Emilia ne fa una questione di civiltà, per questo tira le orecchie alla Cap. «Il passeggino chiuso non ha un suo posto designato per regolamento, in linea teorica dovrebbe essere collocato nello spazio riservato alle persone disabili, sempre considerando che non sia già occupato. Altra falla è il fatto che non sia stato definito un sistema di ancoraggio per i passeggini richiusi, visto quanto siano soggetti a cadere facilmente. Comprendo che dietro questi sordi regolamenti ci siano motivazioni di sicurezza ma mi chiedo come non siano state fatte le simulazioni con le condizioni di viaggio che propone l’azienda».
Prato potrebbe adeguarsi al resto d’Europa o ai regolamenti di altre società di trasporto italiane, infrangendo lo storico tabù del passeggino aperto sull’autobus? «Reputo più sicuro salire col passeggino aperto nel quale è legato il bimbo, collocarsi nello spazio riservato ai diversamente abili, posizionarsi in senso contrario al senso di marcia e inserire i freni».
Incalza mamma Emilia con l’auspicio che il regolamento venga modificato, strizzando l’occhio a una città che, in questo caso, non si dimostra tanto a misura di bambini. «Forse non ne vedrò i risultati per mio figlio ma mi auguro che qualcosa cambi presto, per quegli adulti accompagnatori che non hanno il coraggio né di difendersi né di formulare richieste, perché ovviamente sono soprattutto le persone con meno possibilità economiche a dover prendere ogni giorno il mezzo pubblico con i propri bambini».
Dal canto suo, la cooperativa autotrasporti pratese si difende chiamando in causa la normativa regionale sul trasporto pubblico. «La Cap non c’entra niente – fa presente il presidente Giuseppe Gori - Le nostre condizioni di trasporto sono dettate dai regolamenti regionali perché è alla Regione che risponde il Tpl (trasporto pubblico locale, ndr). Non facciamo altro che applicare e far rispettare applicare le regole imposte da direttive regionali che non spetta a noi cambiare».
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