Il Tirreno

Prato

La vertenza del Tribunale diventa un caso europeo

La vertenza del Tribunale diventa un caso europeo

Durante l'assemblea organizzata dagli ordini degli avvocati e dei commercialisti è spuntata anche la proposta di portare il "caso Prato" alla Corte di giustizia

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PRATO. Le parole del presidente del Tribunale di Prato, Nicola Pisano, «non posso più prostituirmi» sono emblematiche della situazione che la giustizia pratese sta attraversando e che è stata ben fotografata dall'assemblea pubblica indetta dall'ordine degli avvocati insieme ai commercialisti pratesi, con la partecipazione dei magistrati e del sindaco Biffoni nell’aula Galli Alessandrini. Le proposte ci sono state e il dibattito pure con la richiesta dell'istituzione di un tavolo allargato a istituzioni, politica e addetti ai lavori per individuare progetti concreti da mettere in atto, ad un bando straordinario per portare personale a Prato, all'astensione degli avvocati dalle udienze per una settimana fino alla sospensione del pagamento di alcune imposte a fronte dei disservizi, da un “caso Prato” da portare all'attenzione della Corte di giustizia europea, al reperimento di personale dagli esuberi di altri enti. Il rischio è il blocco della giustizia pratese. Deluso anche il sindaco rispetto alle promesse ripetute e mai mantenute da Roma: «Solleciterò una soluzione e il rispetto degli accordi - spiega Biffoni - se non arriveranno risposte ne prenderemo atto e troveremo modi diversi». Il tema centrale è la pianta organica degli amministrativi che conta un 35% in meno di impiegati. Dei teorici 64 sono solo 42 in servizio e la richiesta del presidente Pisano è minima. «Basterebbero sette-otto cancellieri per cominciare a respirare e a far funzionare meglio la macchina della giustizia. Quegli otto cancellieri che Roma ci aveva garantito dove sono? Che fine hanno fatto?» L’eccezionalità di Prato è stata sottolineata dai magistrati: flussi migratori rilevantissimi, 127 diverse etnie che in parte vivono ai margini della legalità e scaricano sul tribunale un volume enorme di lavoro. Secondi in Toscana per numero di fallimenti, primi in Italia per numero di sfratti e ai primissimi posti per numero di rapine. Il sostituto procuratore Antonio Sangermano chiede al sindaco «l'istituzione urgente di un tavolo allargato alle autorità locali e centrali per un confronto che produca progetti concreti». «Dovremmo portare il caso Prato in Europa - propone il presidente dell'Ordine di Firenze, Sergio Paparo - e in più gli avvocati dovrebbero sospendere il versamento del contributo unificato visto che i servizi sono questi». Intervento all'unisono per gli avvocati Giovanni Mati e Massimo Taiti: «Dobbiamo creare un caso nazionale, astenersi dalle udienze per una settimana e vedere che succede». Critico il presidente dell'Ordine dei commercialisti Paolo Biancalani: «Un tribunale che non funziona non fa funzionare nemmeno l'economia» ha detto. «Non lamentiamoci se poi arrivano proposte di accorpamento con il tribunale di Firenze - conclude Lamberto Galletti, presidente degli avvocati di Prato - certo è che la risposta all'immobilismo politico non può essere la chiusura del nostro tribunale». (v.t.-f.a.)

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di Redazione web