Sicurezza
Faggi: «L’ attività di volontariato non è uno spot»
PRATO. Come il primo giorno di scuola: chi accompagna i migranti che hanno aderito al progetto di lavoro volontario (il personale delle cooperative che gestisce l’accoglienza) li sorveglia e li...
PRATO. Come il primo giorno di scuola: chi accompagna i migranti che hanno aderito al progetto di lavoro volontario (il personale delle cooperative che gestisce l’accoglienza) li sorveglia e li aiuta. C’è anche il vicesindaco Simone Faggi sotto poste XX Settembre, la porzione di ciclabile da ripulire, dal sudicio, per conto del Comune, dove lavorano i quattro ragazzi fuggiti dal Ghana. «Questa attività non si concluderà in un giorno - precisa - non è uno spot una tantum, si tratta invece di una forma di inclusione che noi giudichiamo importante e con la quale i migranti restituiscono una parte dell’accoglienza che la comunità garantisce loro». I profughi lavoreranno due giorno alla settimana per tre ore, altri quattordici (tutti quelli che per il momento hanno aderito al progetto), svolgeranno le stesse mansioni a rotazione.
«In molti chiarisce Marina Morganti della Coop 22 - ci hanno chiesto di svolgere attività anche per trascorrere meglio la giornata». Che è sempre uguale per i migranti ospitati nelle 19 strutture sparse sull’intera provincia: i pasti, un momento fondamentale, poche attività (corsi di lingua italiana) e poco altro. Agli operatori delle cooperative hanno raccontato le loro storie, molte nel dettaglio: «Queste persone hanno vissuto tutte situazioni molto difficili - spiega Giorgio Psaltis della cooperativa Pane & Rose - ma chi ha scelto di svolgere attività di volontariato lo fa per convinzione, per restituire qualcosa e soprattutto per dimostrare che ha la volontà di restare qui, di inserirsi. C’è anche la voglia - conclude - di dimostrare che non c’è la volontà di nuocere a nessuno». (c.o.)
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