Sicurezza
Tintorie, sindacati e industriali chiedono controlli
Dopo l'annuncio dell'apertura di una nuova azienda l'Unione ha convocato un incontro con tutti i nobilitatori mentre la Cgil esprime preoccupazione: "Va controllata anche questa fase della filiera"
PRATO. Sarà convocato per la prossima settimana un incontro della sezione terzisti dell'Unione industriale.
All'ordine del giorno l'apertura della nuova stamperia e tintoria in pezza in viale Montegrappa. A dare la notizia che in queste ore stanno partendo gli inviti per i tintori pratesi è il vice presidente degli industriali Franco Ciampolini che prenderà come spunto il taglio del nastro di "Unica", la tintoria con titolare il giovane cinese Wang Tongyu , per affrontare il tema.
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C'è preoccupazione per il confine sempre meno netto tra imprenditori di origine cinese e pratese nella fase della nobilitazione delle filiera tessile. Industriali e sindacati sono fianco a fianco per chiedere che siano messi in atto anche per questa fase della filiera tessile tutti i controlli necessari.
«E' evidente - sono le parole di Ciampolini che l'apertura di un'azienda, con imprenditore cinese, che farà una lavorazione del tutto similare a quella che svolgono le aziende della nobilitazione del nostro distretto sta creando qualche preoccupazione. E insieme dovremo vedere quali saranno gli effetti. Ho dato quindi mandato al nostro dirigente di convocare un'assemblea con i colleghi».
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«L'obiettivo - interviene il dirigente di Confindustria Prato Maurizio Magni - non è ovviamente quello di fare la guerra a qualcuno. Le attività che aprono e che svolgono regolarmente la loro attività sul territorio nessuno le vuole contrastare. E' però importante che tutti rispettino le norme di sicurezza, le norme ambientali e quelle sul lavoro. Ci sono stati casi eclatanti sul territorio, come il mancato pagamento delle fatture non pagate ai fornitori di energia, che non possono far stare tranquilli. E' quindi necessario che chi deve fare i controlli li faccia, ognuno per le competenze che gli competono, e che le condizioni di legalità vengano rispettate».
E' evidente che per gli industriali pratesi niente adesso è più come prima. Con l'apertura di "Unica" nasce a Prato una realtà produttiva, con un titolare originario della Cina, che va ad occuparsi di lavorazioni considerate nel distretto appannaggio dei pratesi. E si teme che anche in questa fase della filiera si possano trasferire i problemi che già si sono visti nelle confezioni. Al centro delle preoccupazioni di Cgil e Unione industriale non c’è tanto la commistione tra casa e fabbrica trovata nei pronto moda ma il non rispetto dei contratti di lavoro e il mancato pagamento dei costi. E’ questo la fase nevralgica del distretto dove sono impiegati il numero più alto di lavoratori.
«L'imprenditoria non ha colore», è l'opinione dell'imprenditore Riccardo Matteini. «Ma è necessario che che le regole siano uguali per tutti. Credo che il futuro non debba prescindere da questo e, se sarà così, non mi turba che ci sia un nuovo tintore di origini cinesi».
E anche nei sindacati c’è particolare apprensione per la situazione. Da tempo infatti la Cgil chiede più controlli in stamperie e tintorie. Negli ultimi mesi due realtà importanti hanno avuto gravi difficoltà e ci sono timori che l'anello della filiera, da sempre fiore all'occhiello del distretto, crolli come un castello di carte.
«Dopo anni nei quali, in splendida solitudine, abbiamo cercato di mettere in guardia il distretto da cosa gli stava accadendo dentro, oggi ci troviamo di fronte alla realtà dei fatti», dice Massimiliano Brezzo, segretario del sindacato dei tessili della Cgil di Prato. «Prato non può stupirsi se c'è chi vuole fare impresa al suo interno. Vuol dire che è attrattiva per certe produzioni. È bello vedere dei ragazzi che investono nei settori dove ritengono di poter fare profitto: nella tintoria e nella stamperia. Ci mettono un milione e mezzo, tanta voglia di fare, affittano lo stabile e sei appartamenti e assumono tante persone. Molto bello. Ma forse troppo».
«Noi siamo abituati a fare i confronti. Le imprese del settore che conosciamo, pur avendo già ammortizzato i costi degli impianti, fanno fatica a fare investimenti. E se vogliono farli fanno fatica ad avere credito. E fanno fatica anche a pagare lo stipendio ai dipendenti, malgrado non gli paghino il costo del vitto e dell'alloggio. Noi qualche domanda ce la poniamo e per questo auspichiamo che ci siano i necessari controlli per garantire che tutte le norme siano rispettate».
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