Il dolore
Discariche, ultimo anello della catena del lavoro nero
Sessanta i luoghi dove vengono scaricati i sacchi pieni di scarti tessili Gensini (Asm): «Smaltimento illegale per nascondere l’entità della produzione»
PRATO. Sessanta discariche abusive - strade, parchi, campi - nelle quali vengono lasciati i sacchi con i residui di lavorazione tessile. Un numero costantemente in aumento. Cinquecentomila euro il costo - che ha sostenuto Asm e che poi va a finire nella tariffa che i cittadini pagano - per eliminarle. Numeri troppi alti per l’ultima frontiera dell’illegalità, non solo cinese: lo smaltimento di quel tipo particolare di rifiuto speciale che è lo scarto di lavorazione tessile, appaltato a mini bande che girano nottetempo con un furgoncino da un’aziende a un’altra, caricano e pochi minuti dopo lasciano i rifiuti dove capita per ricominciare da capo nell’arco di mezz’ora. Prezzi stracciati: tra i 50 e i 60 centesimi a sacco, invece dei 3-4 euro di Asm, servizio veloce, massima riservatezza. Una “gestione” contro cui Asm e Comune non possono competere. Per questo in una riunione congiunta della commissione Bilancio e Urbanistica, rispettivamente presieduta da Cristina Sanzò e Massimo Carlesi, presenti il direttore di Asm Sandro Gensini e l’assessore all’Ambiente Filippo Alessi - si è nuovamente affrontato il problema, rinviandolo a una nuova riunione operativa, ristretta, la prossima settimana, nella quale si cercheranno anche le soluzioni. Perché il problema delle montagne di sacchi neri lasciati, ultimamente, anche nelle aree di pregio come le Cascine di Tavola, è più serio di quel che sembra. E per questo più difficile da contrastare. «L’abbandono dei rifiuti tessili - spiega Gensini - non è altro che l’ultimo anello della lunga catena del lavoro nero. Perché gli imprenditori che volessero smaltire in maniera corretta, non spenderebbero più di 4-5.000 euro l’anno. Una cifra affrontabile per moltissimi. Il fatto è - prosegue - che dovrebbero mostrare i documenti che attestato la produzione dell’impresa ed è questo che si vuole evitare». Ecco la questione nevralgica che sta dietro le discariche abusive. Una sola, secondo Asm, la strada da percorrere per contenere il fenomeno: la prevenzione investendo più risorse in termini di soldi e di uomini preposti al controllo. «Prevenzione che si declina in due modi - continua il direttore di Asm - avviando una campagna di controlli a tappeto di notte nella zone industriali cercando di intercettare i furgoni e in sede di verifica delle aziende, andando a vedere se ci sono depositi di residui tessili pronti allo smaltimento. In questo caso - conclude - l’azione riguarda l’informazione e la segnalazione». Tutto sta capire, dunque, chi metterà risorse per sguinzagliare pattuglie e installare telecamere e trappole.
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