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Giangrande su "Alive": "Ero ferito e pensavo alla mia bambina"

Giusppe Giangrande e sua figlia Martina intervistati da Venuto
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Giusppe Giangrande e sua figlia Martina intervistati da Venuto

L'ex brigadiere di Prato, ferito da Luigi Preiti davanti a palazzo Chigi il 28 aprile 2013, racconta al conduttore Giuseppe Venuto l'attentato e la sua vita attuale: "Deve combattere una battaglia tutti i giorni per vincere la guerra"

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PRATO. Giuseppe Giangrande, il brigadiere ferito nella sparatoria del 28 aprile 2013 davanti a palazzo Chigi, si racconta, per la prima volta davanti alle telecamere del programma televisivo Alive di Rete4 condotto da Giusy Versace e Vincenzo Venuto.  Con Giangrande, il suo angelo custode, la figlia, Martina che dal quel giorno non ha mai più lasciato il padre. E’ Martina a spiegare il perché dell’intervista: “Era arrivato il momento, ora siamo a casa, a Prato, da molto tempo, la situazione è migliorata ed era arrivata l’ora che mio padre si facesse anche vedere”.

 Giuseppe ripercorre le tappe importanti della sua vita: il matrimonio con Letizia  poi la nascita “del fiore della mia vita, mia figlia Martina” e la passione per l’Arma nella quale Giangrande entra a 17 anni “perché i miei genitori hanno dato l’autorizzazione”.  Tutto scorre fino al 2011 quando mamma Letizia inizia ad avere i primi problemi di cuore provocati dal diabete: due infarti e il  30 gennaio 2013 lascia il marito e la figlia.

Tre mesi dopo un’altra sciagura. Il brigadiere Giangrande è di servizio davanti a palazzo Chigi   nel giorno del giuramento di Letta nominato presidente del consiglio. “Era davvero una bella giornata – ricorda Giuseppe -– avevo sentito mia figlia da appena dieci minuti”. Martina era al lavoro, un giorno come un altro. Non per Giuseppe, al quale improvvisamente si avvicina un uomo (Luigi Preiti ndr). “Mi si avvicina questo signore - racconta Giusppe - calmissimo e mi chiede se può passare.  Gli spiego che strada deve fare e quando smetto di parlare mi sento mancare. Dal mancamento e stramazzare per terra è stato tutt’uno.”

IL SERVIZIO CON GIUSEPPE E MARTINA DI ALIVE

Giangrande non si accorge che Preti mentre parlano ha tirato fuori la pistola e ha fatto fuoco. “Non mi sono accorto – dice Giuseppe – io stavo a sessanta centimetri da lui perché mi piace guardare da vicino le persone con le quali parlo e non mi sono accorto di nulla”. Il brigadiere nonostante sia a terra, subito soccorso dai colleghi, resta ludico: “Sono rimasto lucido fino a che non sono entrato in sala operatoria. Ero a terra e pensavo a mia figlia. Stavo a terra e pensavo alla mia bambina, la mia bambina”.  E per Martina il calvario continua: “La prima cosa che ho pensato – racconta – è “non è possibile", non mi sono ancora ripresa dallo choc di mia madre e ora devo affrontare una cosa così grande”. E invece lo fa, con coraggio giorno dopo giorno, nel migliore dei modi e fino a oggi.

Giangrande continua a parlare: “Preiti ha sparato un serbatoio della 7,65 da nove colpi, poi gli sono saltati addosso i mie colleghi. Il proiettile mi ha colpito sotto il mento sinistro, da lì è entrato ed ha fatto il suo giro lesionando la vertebra cervicale poi si conficcato sulla spalla destra”. Un colpo micidiale, che lesiona il midollo spinale e che provoca una paralisi a tutti e quattro gli arti. “Anche se ero rimasto paralizzato non aveva importanza – dice – bastava vedessi e sentissi lei" e Giuseppe indica Martina.

Ed è proprio lei lo sveglia dal coma farmacologico e che affronta le telecamere subito dopo il ferimento del padre “perché lo sentivo – spiega – come un dovere verso di lui". Ventiquattro ore dopo la sparatoria Martina entra in confernza stampa e commuove l'Italia: “Sono fiera ed orgogliosa di mio padre – scandisce Martina - che ha dedicato tutta la sia vita al rispetto e al dovere delle istituzioni. Ora penso a mio padre e a me, siamo rimasti noi due. Ci definivamo un piccolo esercito sgangherato, ora siamo solo un mezzo esercito e tanto tanto sgangherato” .

L’ex Brigadiera parla anche del presente: “Ho una battaglia da fare tutti i giorni – afferma Giangrande – per vincere la guerra”. Ed è Martina ad ammettere che “sì la vita è cambiata ma come ho sempre detto a papà non dobbiamo farcene un cruccio. Non abbiamo un piano B, dobbiamo affrontare la realtà e basta. Se io mi fossi buttata giù  lui oggi non sarebbe qui”. E invece…  Non c’è odio da parte di Giangrande nemmeno verso Preiti: “E’ insignificante, non lo voglio nemmeno vedere perché c’erano altri modi per dimostrare il suo dissenso - dice - Persone del genere che prendono noi come obiettivo per scaricare la rabbia verso il sistema, non sono nemmeno da considerare” . Lo stesso Martina: “Non prendo in considerazione di perdonare Preiti  - conclude - perchè non mi rende la vita che avevo prima”.

E' l'ex brigadiere che a conclusione dell’intervista ringraziare tutti, i medici, quelli che gli sono stati vicini in questi anni e sono stati tanti,  ma soprattutto i carabinieri, gli alti gradi e i non graduati: “Ringrazio tutti i carabinieri – conclude – proprio tutti tutti. Essere un membro di questa famiglia tanto allargata è una felicità e un onore”. 

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