Attenzione
Cosap questa sconosciuta, un esercizio su due non la paga
Prato, maxi-evasione della tassa per l’occupazione del suolo pubblico, su 35 dehors non pagano in 15. Ma Comune e Sori stanno progettando il giro di vite
PRATO. Non si può certo dire che sia un tributo salato: tanto per dare l’idea, per i dehors a Prato i commercianti pagano la metà che a Pistoia. E nemmeno aumenterà, come previsto dalla manovra fiscale 2015 del Comune. Eppure la Cosap, il canone dovuto per l’allestimento degli spazi esterni con tavolini, tende e sedie, fa fare orecchie da mercante a oltre il 40% degli esercenti dentro le mura. Precisamente poco meno del 43%.
In parole povere, alcuni esercenti non pagano. Non lo fa quasi un’attività su due ignorando i bollettini che invia annualmente Sori (la partecipata che gestisce le entrate per conto del Comune) per l’occupazione del suolo pubblico. L’epoca della tolleranza è finita: questi “evasori” saranno colpiti nelle prossime settimane da avvisi di accertamento con cui Sori proverà a recuperare il canone non pagato - tra i 20 e i 25mila euro - visto che i precedenti tentativi di sollecito bonario sono caduti nel vuoto.
Evasori nel mirino. I nomi degli evasori (o presunti tali) non si sanno, ma si conosce l’importo non pagato. C’è chi in un solo anno ha maturato un debito di mille euro, chi deve al Comune 2500 euro per i dehors più grandi. Spunta persino il caso di un locale del salotto buono del centro storico che accumulato in tre anni la bellezza di 11mila euro da versare nelle casse del Comune.
Nel dettaglio, sono 15 gli esercizi commerciali dentro le mura (su un totale di 35 locali circa che espongono tavolini e sedie all’aperto) con una posizione Cosap da regolarizzare riferita proprio ai dehors, tutti finiti nel mirino dei tecnici di Sori con cui ieri mattina hanno avuto un colloquio gli assessori comunali Valerio Barberis e Filippo Alessi (deleghe al centro storico e mobilità) proprio per fare il punto della situazione.
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L’obiettivo? Recuperare gli importi non incassati in questi anni dato che in qualche caso le pendenze arretrate non si riferiscono solo al 2014: nelle casse del Comune mancano all’appello circa 25mila euro. In regola risultano invece alla società di via Panziera le attività di recente apertura. «La Cosap inevasa – fa notare Enrico Cecchin, direttore operativo di Sori - è solo una goccia nel mare: nel 2014 abbiamo inviato oltre 600mila avvisi di sollecito tenendo conto che in questa voce rientrano, ad esempio, anche i passi carrabili.
Di certo la sacca di elusione fiscale è più visibile in centro se circoscritta ai locali, non tantissimi, che hanno i dehors. I pagamenti della Cosap sono annuali o, su richiesta, trimestralizzati: si parla di 80 euro al mese per i bar e 250 euro per i ristoranti».
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Il Comune batte cassa. E se a nulla sono servite le sollecitazioni bonarie, se a nulla serviranno gli atti di diffida, Sori passerà alle maniere forti per rivalersi su questi soggetti (quasi tutti italiani), su indicazione del Comune. «Con gradualità – prosegue Cecchin – procederemo alla riscossione coattiva per recuperare le somme mancanti: per il momento ci siamo limitati a un controllo a tappeto delle posizioni non in regola».E quando arriveranno le ingiunzioni di pagamento, con tanto di interessi, allora sì che saranno dolori. A Prato la Cosap, quella che sono tenuti a pagare i commercianti anche solo per una sedia o un tavolino collocati al di fuori della proprietà, costa 0,18 euro al metro quadrato al giorno: si tratta di una delle tariffe più basse della Toscana.
Il caso Bigonge. Come ha anticipato Il Tirreno, il destino del bar di piazza Buonamici continua a essere un punto interrogativo: la movida pratese resta orfana di un locale punto di riferimento del centro storico mentre i dipendenti, come ha scritto qualcuno di loro sulla nostra pagina Facebook, devono riscuotere gli stipendi degli ultimi mesi.
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