Sicurezza
Riciclaggio, richiesta di rinvio a giudizio per 297
L'inchiesta “Money2Money” contesta i reati di associazione a delinquere, riciclaggio ed evasione fiscale
PRATO. Arrivavano col “sacco” dei contanti nel negozio di “money transfer”. Poi se ne potevano anche andare via perché a frazionare la somma - per eludere la normativa antiriciclaggio - da mandare in Cina ci pensavano i gestori dell'agenzia (sotto i 2.000 euro nella precedente normativa; 1.000 euro adesso) addestrati all'enorme attività di trasferimento illecito di denaro dall'Italia alla Cina, in particolare dal distretto di Prato e Firenze. C’è anche questo nella maxi-inchiesta anti-riciclaggio della Procura di Firenze, che ha chiesto il processo per 297 persone. Un’inchiesta che va avanti da anni avviata dal sostituto procuratore Pietro Suchan e che ha portato alle operazioni Cian Liu', 'Cian Ba 2011' e 'Cian Ba 2012'.
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I video delle indagini e il sequestro dell'archivio unico della società bolognese Money2Money, attuati nel tempo dal nucleo di polizia tributaria della Gdf di Firenze, hanno dimostrato una realtà contabile precisa: decine di operazioni uguali, con lo stesso 'mittente' e con lo stesso importo bassissimo per eludere i controlli bancari, svolte in pochissimi minuti, ripetendo la stessa digitazione sul computer le volte necessarie. E senza che nel negozio ci fosse più nessuno, tanto era oliato il meccanismo. Secondo gli inquirenti, nel periodo 2006-2010 questa attività ha permesso di far uscire dall'Italia oltre 4 miliardi di euro, soldi frutto di altre attività illecite. La richiesta di rinvio a giudizio firmata dal pm Giulio Monferini. A vario titolo le indagini del nucleo di polizia tributaria di Firenze hanno portato a contestare i reati di associazione per delinquere, riciclaggio, evasione fiscale, trasferimento fraudolento di valori all'estero. I fatti vanno dal 2007 al 2010. Tra gli indagati, quattro dirigenti della filiale di Milano della banca di Stato (direttore generale, vicedirettore, responsabile ufficio rischi e ufficio audit), gli imprenditori italiani titolari di una societ di Bologna Money2Money e i loro agenti titolari di negozi 'money transfer' . I contanti venivano raccolti dalle agenzie della societàbolognese tramite milioni di micro-operazioni, ad importi bassissimi. Bank of China diventava poi il collettore finale che trasferiva i soldi nel paese orientale. Qui veniva utilizzato per acquistare merci a basso costo da importare e rivendere in Italia.
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Tra le 297 persone fisiche, 24 devono rispondere di associazione a delinquere aggravata dalla finalità mafiosa poiché sono stati ravvisati intimidazione, vincolo omertoso e assoggettamento tra i membri. Il maxi-riciclaggio avrebbe rafforzato la capacità economica delle organizzazioni mafiose cinesi di Prato e Firenze dedite all'immigrazione clandestina dal loro Paese.
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