Il Tirreno

Prato

In mostra la copia dell’affresco

In mostra la copia dell’affresco

Iniziativa del Consorzio Santa Trinita e degli studenti della New Haven

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PRATO. Riscoprire il patrimonio artistico nascosto è uno degli obiettivi del Consorzio Santa Trinita. Che, insieme all’Università New Haven, al suo direttore Kevin Murphy, alla professoressa Laura Marsh, a Veronica Bartoletti (Artemia) e Matteo Nincheri (Stratos spa), presenta ieri in via Santa Trinita 22 il progetto dedicato, appunto, alla riscoperta del patrimonio artistico nascosto “La città invisibile”, dopo gli ottimi risultati delle visite guidate durante lo Street Food alle scuole ed ai musei del quartiere.

«Grazie al contributo di 20 studenti dell'istituto di Design e di Belle arti della New Haven, gli stessi alunni hanno riprodotto un affresco non visibile alla città e fatto rivivere uno dei fondi sfitti più belli di via Santa Trinita, peraltro contenente un bellissimo tabernacolo – spiega il presidente del Consorzio Francesco Querci - Un’esperienza che ha portato un pezzo della nostra storia nei lontani States, dando a tutti i pratesi l’opportunità di rinfrescarsi del proprio passato con una rinnovata collaborazione con l’Università americana. La storia dell’affresco è significativa e l'abbiamo portata a simbolo di quello che sarà lo sviluppo del progetto della città invisibile che vedrà impegnato nei prossimi mesi il Consorzio Santa Trinita, l'associazione culturale Artemia e la Stratos spa che ci aiuterà a creare un supporto multimediale per far conoscere a tutti la città invisibile».

L'affresco in questione è oggi conservato nell’oratorio del Pellegrino, ma non visibile poiché l’ambiente è chiuso al pubblico e racconta una parte di storia del quartiere Santa Trinita, delle sue confraternite, degli Oratori e delle Compagnie. «L’opera – prosegue Querci - è stata scelta perché esprime il gusto della committenza a Prato alla metà del Trecento ed un particolare tipo di devozione di quel periodo ed inoltre racconta, con i suoi numerosi spostamenti, le trasformazioni di un quartiere. La cronistoria degli spostamenti dell’affresco evidenzia la sua importanza e la devozione che gli era tributata. Bonaccorso di Cino dipinse intorno al 1350 un affresco, che rappresenta la Crocifissione ed i simboli della passione, per la Badia di santa Maria a Grignano, chiesa del monastero vallombrosano documentato a Prato dal 1130 e che si trovava al di fuori delle mura, circa un miglio e mezzo a sud dell’abitato. Il monastero – racconta Francesco Querci - si trasferì all’interno della nuova struttura difensiva che si andava costruendo nel XIV secolo e delimitò i suoi confini proprio con la cerchia muraria. La chiesa ed il monastero furono molto fiorenti nel Trecento ma persero successivamente di importanza tanto che nel 1651 la Badia fu concessa in enfiteusi a Francesco Fazzi ed ai suoi eredi per tre generazioni. Questi - prosegue Querci - scelse l’area come il luogo dove si sarebbe insediata la Compagnia del Gesù a Prato e dopo altre numerose vicende la costruzione, iniziata nel 1692, del Collegio Cicognini grazie al lascito testamentario di Francesco Cicognini».

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