La manifestazione
Perderà la casa popolare perché non si è sposata
La storia di una madre di 25 anni che aveva ottenuto l’alloggio grazie al bando sulle giovani coppie, ma c’era l’obbligo di convolare a nozze entro un anno...
PRATO. La favola del “vissero felici e contenti” sembrò avverarsi nel settembre 2012 quando a Deborah Siminoli, all’epoca ventiduenne con una figlia di tre anni e un compagno al suo fianco, furono consegnate dal Comune le chiavi di un appartamento nuovo di zecca a Tavola. La giovane mamma era arrivata terza nella graduatoria degli alloggi popolari per le giovani coppie. Non aveva fatto però i conti con una regola del bando che così recitava espressamente: la “condicio sine qua non” per ottenere quella casa era che i due conviventi convolassero a nozze entro un anno, pena la revoca dell’assegnazione dell’alloggio.
Ma nel settembre 2013 non solo Deborah non aveva detto sì all’altare o davanti a un ufficiale di stato civile ma s’era separata dal compagno per le sue sacrosante motivazioni personali. Sotto quel tetto, accordato dal Comune per un canone sociale iniziale di 12 euro al mese lievitato poi a 300 mensili, doveva starci però un marito nella persona congiunta a Deborah all’atto della domanda della casa popolare. Nel frattempo il nucleo familiare s’è allargato e la ragazza ha messo su famiglia con un altro uomo diventato poi padre di altre due bambine, una di un anno e mezzo e un’altra di appena tre mesi.
Sul destino della famiglia pende ora uno sfratto esecutivo. «Il 16 giugno – racconta la donna - verrà l’ufficiale giudiziario per sgomberare la casa: io e le mie bambine finiremo in una struttura di emergenza alloggiativa e quindi in una casa famiglia, dividendo le strade dal loro padre. Come si può separare così una famiglia? Mia figlia di un anno e mezzo non riesce a mangiare e dormire senza il babbo». Il marito, che si arrangia con lavoretti di recupero di scarti ferrosi, è l’unica fonte di sostentamento per Deborah e le figlie: in passato questa giovane mamma, oggi come ieri disoccupata, era arrivata a incatenarsi sotto le logge di palazzo comunale per reclamare il suo diritto a una casa. Ma le regole sono regole e fatto sta che il padre delle sue bimbe più piccole, tecnicamente, risulta un occupante abusivo dell’alloggio popolare. In realtà, anche se Deborah e il primo compagno non si fossero mai lasciati, prolungando lo status di conviventi avrebbero comunque configurato un illecito a stare in quella casa. «La signora non rimarrà su una strada – assicura la dirigente dei servizi sociali Rosanna Lotti - ma provvederemo a garantire un alloggio a lei e alle sue figlie: a breve, quando uscirà il bando per le case popolari (forse a settembre, ndr), potrà fare domanda nell’ottica di ricongiungersi al padre delle figlie. In graduatoria oltretutto potrebbero esserci altre coppie che hanno i titoli per quell’alloggio».
Maria Lardara
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