Sicurezza
Matrimonio in ritardo: anche Marina fu sfrattata
La storia di una coppia che ha perso la casa popolare a causa di un problema burocratico col certificato di nascita
PRATO. Se i fiori d’arancio appassiscono la casa popolare va a farsi benedire. A Tavola, nella zona degli alloggi popolari per 50 giovani coppie che furono assegnati a metà 2012, l’ufficiale giudiziario è venuto a bussare più di una volta.
Non c’è solo il caso raccontato al Tirreno da Deborah Siminoli, madre di tre bambine, sfrattata per non aver contratto il matrimonio con il suo compagno entro un anno dalla consegna delle chiavi. Tra i requisiti previsti per partecipare a quel bando comunale, frutto di investimento pubblico totale di 3 milioni e 858mila euro, c’era infatti l’obbligo di convolare a nozze entro 12 mesi.
Una regola scritta nero su bianco. Non si è sposata Deborah per la fine della relazione col compagno, non l’ha fatto neanche Marina Golovan, cittadina italiana di origine ucraina, anche lei mamma avente diritto a uno degli alloggi di Tavola.
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E anche lei, come succederà presto a Deborah, sfrattata. Nel suo caso però non è stata una scelta legata alla rottura del rapporto ma alla burocrazia che ci ha messo lo zampino. Per un ritardo dovuto alla trasmissione del certificato di nascita di Marina, documento necessario per celebrare il matrimonio, Marina e il compagno si sono sposati e hanno “regolarizzato” la loro posizione ma oltre la data del termine previsto dal bando.
«Alla fine – racconta la donna - siamo riusciti a risolvere con il certificato ma il limite temporale massimo per sposarsi era già scaduto da quasi un anno. In Comune non hanno voluto sentire ragioni: a metà 2014 ci hanno sfrattato. Abbiamo avuto molta fortuna perchè siamo riusciti a comprare una casa nostra con tanto di mutuo. Ora, a distanza di un anno, avendo ancora contatti con degli ex vicini di casa, scopro che l’appartamento che io e la mia famiglia abbiamo abbandonato è ancora vuoto. E questo è molto triste perché si sa quanti cittadini sono in difficoltà».
Fortuna vuole che nel frattempo la situazione familiare di Marina, sul piano economico, fosse migliorata grazie all’arrivo di un lavoro stabile, tanto da potersi permettere di acquistare una casa. Non capita a tutti. Fermo restando la violazione di una delle regole principali di quel bando per le giovani coppie, tale da costare la perdita del tetto tanto agognato sia per Deborah che per Marina, c’è chi si chiede quanto sia giusto, in un momento di forte dibattito sul tema anche a livello nazionale, escludere le coppie di fatto dai soggetti aventi diritto a quel beneficio (e quindi dal bando).
A Prato quindi è stato un problema tecnico o di volontà politica con il riconoscimento della convivenza more uxorio? In altre parole, come si comporterebbe la giunta Biffoni se dovesse riscrivere un bando per gli alloggi popolari destinati alle giovani coppie?
«Il problema – fa sapere il sindaco – non è cosa può fare il Comune di Prato ma l’assenza di una legislazione a livello nazionale che riconosca le coppie di fatto. Alcune amministrazioni hanno provato ad allargare in questo senso le maglie dei bandi per le case popolari ma occorre una cornice legislativa di riferimento per evitare il rischio di eventuali ricorsi. Il disegno di legge c’è, sono fiducioso che l’iter parlamentareandrà avanti».
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