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Prato

Un codice contro i capi contraffatti

Un codice contro i capi contraffatti

Etichetta Toscana si trasforma e diventa 2.0 con un sistema di tracciabilità

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PRATO. Etichetta Toscana cambia volto: al posto del cartellino arriva un codice identificativo. Il marchio promosso da Confartigianato Prato e Pistoia nel 2003 per mettere un freno alla diffusione selvaggia capi contraffatti, è stato rilanciato in versione 2.0, grazie a un sistema informatico che sfrutta le tecnologie più avanzate per permettere di tracciare l’origine territoriale dei prodotti toscani e controllare la filiera di produzione.

E’ un modo per certificare la provenienza del prodotto e identificarlo in maniera univoca. Come? «Il sistema si basa sulla dematerializzazione delle informazioni del prodotto in ologramma, a cui viene abbinato un codice che accompagnerà univocamente quel manufatto», spiega Stefano Pisaneschi di Infotech, l’azienda che ha sviluppato tecnicamente il progetto. Il funzionamento è semplice: dopo aver rilasciato a ogni azienda i codici di tracciatura, il sistema (Infotrack) permette lo scambio di informazioni tra le aziende in rete in modo automatico e trasparente tracciando ogni passaggio.

«In ogni momento - continua Pisaneschi – è possibile da parte del compratore interrogare uno specifico codice di tracciatura, che gli fornirà, aprendo una pagina web, la mappa dei luoghi in cui è stato prodotto quel capo. Per accedere al sistema basta un semplice dispositivo mobile. Ogni qual volta viene eseguita un’interrogazione, il sistema ne localizza la provenienza geografica notificandola all’azienda. Anche l’acquirente finale potrà registrare il proprio acquisto e comunicare con l’azienda inviandole feedback e osservazioni relative al prodotto. Ogni tentativo di falsificazione verrà segnalato sia all’acquirente che al produttore».

Questo patrimonio di informazioni rappresenta un valore inestimabile nella lotta alla contraffazione, un fenomeno che rappresenta una costante minaccia per l’economia locale e la sicurezza dei consumatori: basti pensare che il 15% degli intereventi a livello europeo, in base ai dati forniti dall’associazione, riguarda l’Italia, con 15mila sequestri l’anno per merce contraffatta e 60milioni di pezzi sequestrati. Al momento aderisce al marchio Etichetta Toscana una ventina di aziende, ma Confartigianato conta di riuscire a raddoppiare i numeri nel breve periodo. L’adesione al sistema è su base volontaria e ha costi contenuti.

«Si tratta di un’iniziativa importante che arriva nel momento giusto - commenta Andrea Belli, presidente di Confartigianato Prato - non solo perché l’etichettatura è determinante ai fini della valorizzazione del prodotto, ma soprattutto per gli effetti che porta nell’ambito del lavoro. E se il made in Italy è importante per far lavorare le aziende, lo è ancora di più il made in Tuscany per quei valori propri del tessuto culturale e imprenditoriale toscano che è capace di veicolare. Se riusciamo a fare rete sotto il cappello nobile dell’etichettatura, diventeremo più attrattivi anche agli occhi della Regione Toscana per eventuali bandi e riconoscimenti».

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il presidente di Confartigianato Pistoia, Simone Balli, che pensando in prospettiva ha accennato a un progetto di e-commerce legato alla piattaforma Infotrack, ideato per facilitare l’ingresso delle aziende di Etichetta Toscana nella vendita on line.

A questo proposito, il vicepresidente dell’associazione degli artigiani pratesi Moreno Vignolini specifica che «il sistema riguarda tutto il manifatturiero: dal tessile-moda all’alimentare, fino al comparto piante e vivai».

Barbara Burzi

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