Il dolore
Le opere di Clet pagate dai cinesi
Due sponsor orientali hanno finanziato le installazioni che l’artista francese ha realizzato in città
PRATO. I fiorentini lo snobbano tanto da indagarlo – notizia di pochi giorni fa - per la statuetta installata nel 2011 sul Ponte alle Grazie, i pratesi invece lo accolgono a braccia aperte per rifare il look alle porte medievali. Clet ha fatto strada: dai cartelli modificati con cui si fece conoscere nel 2012 in città al progetto “Occhi di Prato”, presentato ufficialmente ieri e promosso dalla rete dei club Lions di Prato (Prato Host, Datini, Castello dell’Imperatore, Malaparte, Borgo al Cornio e Prato Centro) in collaborazione con il Comune. E per sostenere l’arte di Clet Abraham, francese ma fiorentino d’adozione, spuntano anche alcuni sponsor cinesi tra cui l’imprenditore di un pronto moda e l’associazione d’Amicizia dei cinesi. Sette installazioni composte da naso e occhiali per dare un volto nuovo, più umano, alle porte cittadine (porta Frascati, Pistoiese, Santa Trinita, via Pomeria, porta Mercatale, sottopasso del Serraglio e piazza San Marco): anche la scultura di Henry Moore, nota ai più come il “buco”, indossa gli occhiali, per ricordare la presenza lì di una porta antica che ora non c’è più (l’antica porta Fiorentina), idem l’installazione montata nel sottopassaggio del Serraglio già a suo tempo abbellito con un tocco di arte contemporanea (murales di Blu).
Quella al Serraglio sarà l’unica opera di cui rimarrà traccia nel tempo, il segno del passaggio di Clet a Prato, visto che il Comune l’acquisterà per 3.500 euro mentre le altre finiranno all’asta a novembre: l’inaugurazione del progetto (durerà sei mesi) è fissata per il 12 giugno alle 18 in piazza delle Carceri con una passeggiata urbana tra gli “occhi di Prato” (in vendita le magliette con il “buco” rifatto di Moore: costo 10 euro, per acquistarle 3355832533). E se le opere dell’artista francese fanno discutere il popolo della rete (così Giovanni Nuti, fratello di Francesco, interviene sul suo profilo Facebook: «Ma il signor Clet perché non si mette gli occhiali sul naso per guardare - lui - meglio la nostra città e le opere d'arte che contiene?»), il bello è proprio questo: «Piacciano o non piacciano, basta che facciano discutere - dice Clet - Le mie installazioni sono le istantanee di una Prato che apre gli occhi al futuro partendo dal passato (le mura antiche ndr). Questa è una città eclettica che sprigiona energia, più aperta di tante altre. A ogni opera ho cercato di imprimere una personalità secondo la collocazione nel quartiere del centro». Un’operazione di street art a costo zero per il Comune visto che lo sforzo economico è stato sostenuto dai Lions (un migliaio di euro per ogni installazione, dicono) da recuperare con gli sponsor e la vendita degli oggetti di merchandising: per la verità, Clet ha lavorato con un budget ridotto all’osso, giusto un rimborso spese per i materiali e le attrezzature utilizzate. «La sfida è nata nel settembre 2014 durante la conferenza dei Lions pratesi: ci piaceva fare qualcosa per la città che non fosse solo beneficenza e solidarietà ma stimolo sociale per il bene collettivo – spiega Francesco D'Ambrosi, presidente del Lions Club Prato Host - Abbiamo condiviso questa idea con Clet e con l’assessore alla cultura Simone Mangani, crediamo che in questo momento storico l'arte sia un’opportunità per Prato. L’intervento sulle mura è stato rispettoso del loro valore storico, così come quello sulla scultura di Moore». Una sfida tutta declinata al contemporanea che è stata raccolta in primis dal sindaco Matteo Biffoni: «Dobbiamo avere il coraggio di raccontarci in chiave contemporanea, cogliendo la vera essenza di questa città».
Maria Lardara
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