Sicurezza
Villa Filicaia, regno di arbusti e degrado
Da casa per le lunghe degenze fino all’abbandono. Appello dei residenti: «Qualcuno recuperi l’edificio e lo utilizzi»
PRATO. Villa Verzoni da Filicaia, dimora storica che si trova a Santa Lucia, all' inizio di via fratelli Cervi, sta crollando e soprattutto è diventa il ritrovo di coppiette, tossici e comunque di persone che non amano farsi vedere.
La struttura è stata lasciata all’ Asl nel 1967, da allora per un certo periodo è stata utilizzata come ospedale, una sorta di villa Fiorita, come casa per le lunghe degenze e ha anche ospitato un ambulatorio di dermatologia.
Da anni è abbandonata ricoperta di erbacce e soprattutto pericolante.
«Per anni ho fatto il volontario alla Misericordia – spiega un abitante – e mi ricordo di essere entrato, già al tempo in cui era funzionante non era tenuta benissimo, ma ovviamente non avevamo raggiunto i livelli di oggi».
Anche Giovanni Paoli ricorda di essere stato ricoverato per un day hospital.
«Dovevo fare un piccolo intervento di dermatologia e sono stato in questa struttura per qualche ora: mi ricordo un bellissimo salone affrescato e un immenso giardino con addirittura la piscina corredata di statue».
Degli antichi splendori resta poco, almeno per quel che si riesce a vedere tra la vegetazione e l'immondizia che sta ricoprendo tutto il giardino. Eppure su questa villa si erano fatte tante proposte e addirittura quattro interrogazioni comunali: Dal centro oncologico, alla palazzina dei servizi, ad una Rsa fino a un albergo. Ma niente di fatto, tra l'altro l'ultima tempesta di vento ha anche abbattuto numerosi alberi. La posizione è decisamente centrale e facilmente raggiungibile,oltre all'ingresso principale che si affaccia su viale fratelli Cervi c'è anche quello laterale per l'ingresso di auto o ambulanze. La villa ogni anno viene iscritta nel bilancio di Asl per un valore di due milioni di euro, anche se quello probabilmente è inferiore.
Nel lascito sono compresi anche alcuni ettari di oliveti che sono ormai inselvatichiti. «Coltivo un campo che confina con quelli di Asl – racconta Paolo Gori -e devo continuamente lottare con le erbacce che invadono anche la mia proprietà , non so più a chi rivolgermi. Sarei anche disposto a farmi carico io di questi appezzamenti di tera, se sapessi come fare».
Negli anni passati Asl aveva incaricato alcune cooperative di raccogliere le olive, ma ormai non ci sono più raccolti. «Quello che mi dispiace di più – spiega - è che un lascito così importante sia stato abbandonato in questo modo. Probabilmente si sta perdendo anche un piccolo tesoro artistico. Ironia della sorte c'è pure un cartello con la scritta area videosorvegliata».
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