Il Tirreno

Prato

«Rampe, procedura del tutto illegittima»

di Cristina Orsini
«Rampe, procedura del tutto illegittima»

Carte alla Corte dei Conti: nel mirino l’ex dirigente e l’ex giunta. Carlesi e Rocchi: «Il raddoppio è stato uno spot elettorale»

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PRATO. L'autorità Anticorruzione ha chiuso il procedimento sul raddoppio della Declassata con il viadotto (dopo l'esposto del gruppo Pd dell'ottobre 2013, l'indagine successiva e due mesi fa le conclusioni dell'istruttoria) con una bocciatura pesantissima sulla procedura, nel suo complesso, adottata dall'ex dirigente della Mobilità, da pochi giorni in pensione, Lorenzo Frasconi e questa volta chiamando in causa anche l'ex giunta Cenni. Secondo l'authority, che invierà le dodici pagine della deliberazione conclusiva alla Corte dei Conti d'iniziativa per la verifica del danno erariale al Comune e che dà trenta giorni di tempo al sindaco Matteo Biffoni per comunicare i provvedimenti da adottare (dall'annullamento di alcune delibere, fino a sanzioni disciplinari), tutte le procedure che hanno portato all'avvio dei lavori delle famose rampe (unica quella realizzata allo svincolo di viale Nenni), giustificate come opere per mettere in sicurezza quel tratto di Declassata, sono viziate da gravi irregolarità: dalla violazione della normativa sugli appalti, alla violazione sulla concorrenza, passando da irregolarità negli incarichi. Insomma un gran pasticcio.

«Il dato politico è uno solo - affermano Massimo Carlesi, che presentò l'esposto, il capogruppo Pd Lorenzo Rocchi, Roberto Mennini e Serena Tropepe - che le opere sulla Declassata (bloccate dall'attuale giunta ndr) sono state realizzate in maniera illegittima e con un inutile dispendio di denaro pubblico». Non poco.

Nel dettaglio l'Autorità - che dedica una parte della deliberazione alla spiegazione di come, invece, sarebbe dovuta essere la procedura - tira una riga nera sui due lotti (rampe e sovrappasso) nel quale è stata suddivisa la realizzazione dell'intervento affermando, per quanto concerne le rampe, che «si tratta opere di assoluto rilievo con finalità diverse ed esclusivamente propedeutiche alle altre (alla realizzazione del viadotto cioè ndr)». Per questo, secondo l'authority, il progetto «non appare in linea con i requisiti di autonoma fruibilità e funzionalità» che garantisco «in caso di mancato finanziamento dei lotti successi - prosegue l'authority - che le opere stesse si possano rivelare inutili». In questo caso, evidentemente, è accaduto.

L'autorità Anticorruzione pone anche l'accento sul fatto che con la realizzazione delle rampe siano state previste «opere propedeutiche al secondo stralcio (il viadotto ndr) ancora in fase di progettazione definitiva, di importo molto più rilevante (19 milioni ndr) e che ancora non avevano alcuna certezza di finanziamento». Dunque, non solo le rampe erano il primo tassello di un'opera più importante ancora non finanziata, ma dell'appalto delle rampe stesse, pari 915.000 euro (vinto dalla Cogevi con un ribasso del 34% e dunque pari a 597.070) solo 200.000 erano relativi a interventi di messa in sicurezza e quindi la differenza avrebbe rappresentato un finanziamento anticipatorio del secondo lotto.

Sul ruolo dei tecnici all'intero del procedimento l'Authority è netta: il primo firmatario del progetto delle rampe Lorenzo Frasconi, risulta anche responsabile unico del procedimento (Rup) e verificatore, un triplice incarico che l'authority censura in quanto i tre ruoli «non possono coincidere - scrivono - in caso di interventi di importo superiore ai 500.000 euro».In questo caso l'appalto era per quasi un milione. «L'ingegnere Frasconi - scrivono i commissari - quale firmatario del progetto, come si evince dalla tavole progettuali, non poteva assumere la funzione di Rup né tantomeno quella di verifica del progetto stesso». Tutto da capire che fine faranno gli atti firmati dall'ex dirigente.

Stigmatizzano anche come una serie di elaborati progettuali - indagine geologica, piano di manutenzione, relazione specialistica di calcolo, elenco prezzi unitari - fatti in fase di progettazione di una delle parti dell'opera siamo poi diventati base per l'altra parte dell'intervento. Altra procedura irregolare. Irregolare quanto l'affidamento diretto alla società Iride dell'incarico per la redazione della valutazione di impatto ambientale di 77.000 euro disposta dal Rup (che, secondo l'authority, non ne aveva la facoltà). In questo caso i commissari sottolineano che la soglia per l'affidamento diretto è di 44.000 euro, e che «non vengono indicate le modalità di calcolo in base alle quali è stato definito l'ammontare dell'importo». Insomma, mancava il preventivo invece obbligatorio. «Per affidamenti di quell'importo - spiega il gruppo Pd, - la norma prevede che vengano invitate almeno cinque società per rispettare la normativa sulla concorrenza». E poi l'authority ha scoperto che l'appalto per la realizzazione delle rampe è stato fatto prima dell'approvazione del progetto da parte della giunta (aggiudicazione provvisoria dell'appalto a Cogevi è stata il 10 ottobre 2013, aggiudicazione definitiva il 20 ottobre dopo approvazione del progetto della giunta ma solo relativamente alla messa in sicurezza per 200.000 euro). «La mancata approvazione del progetto posto a base d'asta - scrivono i commissari - è un fatto oggettivo» e aggiungono che «elemento fondamentale per questo tipo di procedimento è l'approvazione da parte dell'organo amministrativo, approvazione che non può giungere a "sanatoria"». Sempre sul fronte dell'appalto, l'Authority afferma che sono stati violati i codici che regolamentano appalti e concorrenza, che il responsabile unico del procedimento «ha travalicato il mandato della giunta in quanto l'attuazione dell'opera non si è limitata alle opere di messa in sicurezza» e che è stata violata la concorrenza proprio perché non ci si è limitati alla messa in sicurezza di quella porzione di Declassata.

Secondo Carlesi: «Alla supponenza dell'ex assessore alla Grandi Opera Filippo Bernocchi abbiamo risposto con fatti e contestazioni sulla procedura usata per la Declassata che sapevano essere completamente sbagliata». «Il raddoppio della Declassata - puntualizza Rocchi - dall'ex giunta Cenni è stato usato unicamente a fini elettorali».Ora la parola passa alla Corte dei conti che dovrà verificare, nel caso, quali siano stati i danni erariali. Me è evidente che ex dirigenti ed ex amministratori rischiano di pagare salato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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