Il Tirreno

Prato

Forni e studi dentistici: troppo rumore

Nel 2014 l’Arpat ha ricevuto 35 esposti di cittadini che protestavano per l’inquinamento acustico

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PRATO. Povere orecchie dei pratesi, sempre più tartassate da rumori di ogni tipo. E l’inquinamento acustico, con la sua overdose quotidiana di decibel, non è uno scherzo. Troppo facile però ricondurre la fonte del suono molesto solo a pub e discoteche: nell’elenco delle sorgenti rumorose poco compatibili con i timpani dei pratesi figurano anche forni, pasticcerie e persino studi dentistici.

Lo sa bene l’Arpat che nel 2014 ha ricevuto 35 esposti sull’inquinamento acustico, il grosso dei quali si concentra nel comune di Prato, come riporta l'ultimo bollettino di “Arpat news”. «Le segnalazioni ci arrivano direttamente dai cittadini o dall’amministrazione comunale – spiega Luciano Giovannelli, responsabile del dipartimento pratese di Arpat -. Solo nel caso in cui gli esposti giungano dal Comune, Arpat dispone i controlli del caso con un sopralluogo e strumenti di fonometria; altrimenti, nel caso di cittadini singoli, inoltriamo la segnalazione al Comune, responsabile del procedimento di controllo dell’inquinamento acustico». Quanto di questo è percepito e quanto invece è reale? C’è rumore e rumore, e quello che i pratesi non hanno ben digerito nel 2014, tanto da trasformarsi in esposti all’autorità competente, appartiene a casistiche diverse. Tra le attività produttive nel mirino, anche pasticcerie, fornai e studi dentistici, oppure manifestazioni temporanee (feste ed eventi). «Alcuni cittadini si lamentano del rumore dei frigoriferi provenienti, ad esempio, da laboratori di forni o pasticcerie contigui alle proprie abitazioni, oppure il rumore dei condizionatori d’aria degli studi professionali. Scarsa tolleranza anche per le canne fumarie che vibrano e per i rumori condominiali: spesso tocca mediare fra vicini di casa per suoni che in qualche caso si rivelano inesistenti o addirittura immaginari. E pensare che un tempo si conviveva con le tessiture vicine a casa».

Percepito o reale che sia, a Prato il rumore sta diventando un sorvegliato speciale di Arpat: gli esposti relativi all’inquinamento acustico nel 2014 sono aumentati del 40% rispetto all’anno precedente. Fare rumore oltre una determinata soglia di decibel (il Comune ha un piano di classificazione acustica con la mappatura dei limiti di decibel da zona a zona) può costare caro. Dei 35 esposti nel 2014, una decina si è tradotta in sanzioni amministrative con multe anche salate (1032 euro) che vengono elevate da Arpat ma riscosse dal Comune di competenza. «A Prato abbiamo un accordo con la polizia municipale in base al quale i controlli sul rumore per attività quali bar e ristoranti sono di loro competenza, diversamente da quanto accade negli altri comuni della provincia», aggiunge Giovannelli.

A livello di esposti a dare il suo bel daffare all’Arpat è l’inquinamento atmosferico con 55 denunce per emissioni in atmosfera e odori, la percentuale più alta che si è registrata nel 2014 sul totale delle province toscane. «Solo una minoranza – spiega il responsabile di Prato - lamenta problemi di inquinamento atmosferico dovuto al traffico stradale» .

Maria Lardara

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