Lutto
Il cineporto nell’ex capannone video e tv nella mini Hollywood
Individuato l’immobile nel quale Toscana Film Commission e Comune potrebbero aprire l’agenzia Si occuperà di fornire servizi per la produzioni televisive e cinematografiche e di formazione
PRATO. Una "Cinecittà” in miniatura dentro un ex capannone industriale possibilmente vicino al centro storico. Sono le coordinate del "Cineporto" di Prato, un progetto avviato dalla Regione con la Provincia e ora ben saldo nelle mani del Comune che un paio di luoghi idonei li ha trovati e uno, anzi, è già stato scartato: l'ex fabbrica Lucchesi. Il posto nel quale produrre cinema e televisione, formare giovani artigiani, applicare le nuove tecnologie ai processi creativi, organizzare set e riprese, potrebbe nascere in un capannone di 1200 metri quadrati, di proprietà di un privato, tra via Cassero e le mura antiche non distante dalla biblioteca Lazzerini. Ma gli assessori all'Urbanistica Valerio Barberis e alle attività produttive Daniela Toccafondi battono a tappeto anche il Macrolotto zero. Insomma - pausa per le lezioni a parte - il progetto del Cineporto è a un passo dal concretizzarsi.
A costo zero per il Comune perché l'operazione di acquisizione degli spazi andrà in porto solo attraverso quel "do ut des" urbanistico che è la perequazione. Ovvero in cambio della cessione dell'immobile il Comune si farà carico di individuare uno spazio di pari valore che il privato possa trasformare. A tutto il resto ci penseranno Regione (in particolare Toscana Film Commission, l'agenzia nata nel 2006 che promuove e dà supporto alle produzione che scelgono la Toscana, uno dei set naturali più ambiti, per girare) e i finanziamenti ministeriali. Ma cos'è un cineporto? «Si tratta - spiega Barberis - di un luogo nel quale si offrono servizi a chi opera nel settore della produzione cinematografica e televisiva e che la Regione ha intenzione di realizzare a Prato anche per la vicinanza a Firenze (un altro probabilmente sarà a Pisa ndr). Si tratta di un progetto molto interessante perché è un settore nuovo per la città che può garantire occupazione e certamente alta formazione per i giovani». Nel cineporto di Prato ci saranno spazi per la formazione di artigiani: falegnami (per le scenografie), sarti (per i costumi), elettricisti (per gli impianti di scena e per le luci), spazi per lavorare sulla produzione digitale di immagini, sale riunioni, depositi per le attrezzature, piccoli set per chi abbia necessità di allestimenti scenici in interno e per girare format commerciali. Il sindaco Matteo Biffoni, sul fronte politico, si è impegnato a fondo per raggiungere il risultato: «L'accordo con la Toscana Film commission deve ancora essere definito - spiega - ma direi che siamo a buon punto. Si tratta, comunque, di uno settore di sviluppo decisamente appetibile». Di cineporti in Italia ne esistono solo tre: uno, il primo, a Torino, costato 8 milioni di euro e aperto in un ex cotonificio nel 2008 e altri due in Puglia, uno a Bari e l'altro a Lecce, inaugurati entrambi nel 2010. Nessuna struttura del genere esiste in centro Italia. Per il momento.
Cristina Orsini
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