Sicurezza
Perse 3.000 euro in 40 minuti e massacrò l'allibratore
Risolto il caso dell'omicidio di via Gora del Pero: l'assassino è un cinese che è scappato poche ore dopo il delitto. Aveva sperperato il suo stipendio e quello della moglie
PRATO. Perse 3.000 euro in 40 minuti, il suo stipendio e quello della moglie, facendo scommesse on line. E poi evidentemente perse anche la testa, pretendeva di riavere i soldi appena bruciati al gioco, e di fronte al rifiuto dell’allibratore clandestino si riprese con la forza quello che non avrebbe mai ottenuto con le buone. La squadra mobile di polizia e il sostituto procuratore Laura Canovai spiegano così la morte di Zhu Yunting, il cinese di 56 anni che nel tardo pomeriggio del 3 gennaio 2014 fu massacrato a colpi di mannaia in un casottino riadattato a bisca clandestina in via Gora del Pero, al Macrolotto.
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L’assassino di Zhu ha 41 anni e un nome cinese che per ora viene tenuto riservato. Ma soprattutto non c’è, è scappato subito dopo l’omicidio e potrebbe non essere mai trovato, nonostante sia ricercato in Italia e sia stato spiccato anche un mandato di arresto europeo. Il caso della mattanza del Macrolotto di fatto fu risolto nel giro di poche ore dagli uomini del vicequestore Francesco Nannucci, e quelle poche ore di vantaggio sono state sufficienti al presunto assassino per imbarcarsi su un volo diretto in Cina. Al suo nome la squadra mobile è arrivata grazie alle numerose impronte digitali lasciate sul luogo del delitto, mentre la certezza della sua fuga la si è avuta dalle tracce lasciate dal suo passaporto a una frontiera aerea. Ci sono poi voluti alcuni mesi prima che il gip firmasse l’ordinanza di custodia.
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La pista del gioco d’azzardo era emersa quasi subito, perché è vero che la vittima risultava titolare del maglificio Italia Moda a Seano, ma è anche vero che nel casottino imbrattato di sangue c’erano le chiare tracce di un’attività di scommesse on line, le stesse che hanno bruciato due vite, quella di Zhu e quella del suo carnefice. Secondo quanto accertato dalla squadra mobile, il quarantunenne assassino sarebbe andato nel casottino di via Gora del Pero nel tardo pomeriggio del 3 gennaio subito dopo aver riscosso il suo stipendio e quello della moglie, in totale circa 3.000 euro. Preso dalla foga del gioco, ci avrebbe messo meno di un’ora per dilapidare tutto. E solo alla fine si sarebbe reso conto di quello che aveva fatto. Il resto si può solo ipotizzare: lui che chiede di riavere i soldi, l’altro che fa resistenza, lui che implora, poi capisce che con le buone non avrebbe recuperato niente e allora scatta la violenza. L’arma del delitto non è mai stata trofata. Si pensa fosse una mannaia, con la quale l’assassino ha colpito per ben 23 volte Zhu Yunting, soprattutto al volto. Poi ha recuperato i soldi (e magari anche qualcosa in più), ha ripulito, se n’è andato ed è diventato un fantasma.
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