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ECONOMIA

Finyx, così bravi da meritare un premio

Ilenia Reali
I sette tecnici di Finyx: Crina Romonti, Lucia Wang Xinting , Irene Xiuxian, Nicola Angelillo, Lucio Yang Guang, Ilaria Mundula e Francesco Beghelli
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I sette tecnici di Finyx: Crina Romonti, Lucia Wang Xinting , Irene Xiuxian, Nicola Angelillo, Lucio Yang Guang, Ilaria Mundula e Francesco Beghelli

Prato, l'azienda formata da sette giovani professionisti di tre nazionalità diverse sarà premiata a Trento. E' specializzata nell'aiutare le imprese italiane a lavorare meglio coi mercati stranieri

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PRATO. Si chiamano Nicola Angelillo, Francesco Beghelli, Lucio Yang Guang, Ilaria Mundula, Lucia Wang Xinting, Crina Romonti e Irene Xiuxian. Hanno da 25 a 32 anni e tutti sono tecnici per lo sviluppo di culture e imprese, qualifica presa al Polo universitario pratese. Erano compagni di corso e ora sono soci. Tutti e sette fanno parte della Finyx (con loro anche un coetaneo pachistano che hanno assunto, Nabeel Abbas), una start up che si occupa di consulenza alle aziende. Esempio di integrazione e innovazione nel fare business (sono di tre nazionalità diverse) sono stati premiati al Festival dell’Economia di Trento dove domenica presenteranno il loro progetto su “Innovazione sociale, occupazione, sostenibilità”.


«Abbiamo fondato la società nel febbraio scorso - riferiscono i sette giovani - e il nome è la somma delle nostre iniziali e ha lo stesso suono di Phoenix, fenice in inglese, che è simbolo di rinascita sia nella cultura orientale sia in quella occidentale . L’obiettivo dell’azienda del resto è quello di valorizzare le potenzialità delle imprese straniere e di quelle italiane per aprire nuove possibilità di sviluppo interculturale a livello locale».Sette storie diverse quelle dei ragazzi ma accomunate dalla voglia di lavorare in un mondo integrato e con esperienza alle spalle diverse ma legate da un unico filo. Lucio e Ilaria lavoravano già per un progetto del Polo Universitario, Nicola, dottore in economia dello sviluppo lavora anche con un Consorzio di ricerca italo cinese mentre Lucia lavora come assistente clienti per un noto marchio di moda. Poi c’è Francesco che è consulente di un’associazione di categoria mentre Crina, che è rumena, ha una grossa esperienza come amministrativa nel suo paese di origine. Più o meno tutti i ragazzi italiani masticano un po’ di cinese mentre i coetanei orientali sono arrivati a Prato per motivi di studio o, come Lucia, da piccolissima seguendo i genitori.

«Ci siamo conosciuti al corso - racconta Ilaria Mundula - e ci siamo trovati benissimo. C’è stato subito intesa. Per questo appena terminato il corso nonostante facessimo tutti anche altre cose, molti di noi sono anche mediatori culturali: abbiamo quindi deciso di mettere a frutto quello che avevamo studiato. Per noi del resto la presenza di così tante culture a Prato è un’opportunità e una ricchezza.Siamo fuori dai contrasti di cui si parla qui quotidianamente e vediamo la nostra città come un luogo di bisogni che hanno necessità di essere soddisfatti anche dal punto di vista aziendale. Grazie all’esperienza fatta al corso facciamo un’analisi delle aziende per vedere quali sono le potenzialità e le problematiche: in caso di aziende con titolare straniero serve per mettersi in regola, in caso di italiani per avviare un rapporto con il mercato straniero».

I ragazzi (tutti insieme) riescono a sfruttare così le opportunità che arrivano dai loro paesi di origine: «a Prato - conclude Ilaria - ci sono, tanto per fare un esempio, ben 208 aziende pachistane".

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