Cenni replica all’ex dipendente «Occorreva ridurre i costi»
Ha fatto discutere l’inserzione a pagamento di Porta Casucci, tra i licenziati del Centro Pecci Anche la Cgil, attaccata, spiega le difficoltà riscontrate nel corso della trattativa
PRATO. Con un’inserzione a pagamento, pubblicata ieri sul Tirreno, Emanuela Porta Casucci , una delle 9 licenziate del Centro Pecci, ha raccontato la storia del Cid, la biblioteca specializzata in arte contemporanea, dove ha lavorato fino all 26 maggio del’anno scorso, giorno del licenziamento dopo 26 anni. Dopo una prima dettagliata elencazione di “fatti e misfatti” del museo fin dalla sua nascita, con una serie di riorganizzazioni interne, culminate nei 9 licenziamenti, decisi quando era presidente- sindaco Roberto Cenni,a Porta Casucci accusa di «incuria , imperizia ed improvvisazione, le istituzioni pubbliche» oltre alla dirigenza del museo. Fra l’altro ricorda anche una sua personale precedente “vittoria” giudiziaria contro il Centro Pecci, accusato di “mobbing” subito dalla bibliotecaria, risarcita con tanto di indennità finanziaria.
Per primo risponde l’ex sindaco- ed ex presidente Roberto Cenni. «Nessuna volontà di chiudere il Cid, ma anzi di valorizzarlo attraverso la sinergia con la Lazzerini, mentre era necessaria una razionalizzazione dei costi visto il Cid aveva 600 visitatori l’anno. Stesso discorso per la guardiania, in vista di una possibile sinergia con gli altri musei pratesi». Per quanto riguarda la trattativa con i lavoratori, Cenni spiega che non era più sindaco, mentre tiene a sottolineare che dopo un anno dalla fine di lavori, il nuovo Pecci non ha fatto mostre, chiudendo invece il Pecci Milano. Tornando alla lunga lettera della Porta Casucci, si entra quindi nel dettaglio della ultima fase. «Nei 6 mesi di trattativa sindacali per evitare i licenziamenti, e nei successivi sei mesi per ricollocare il personale esodato, il comune di Prato, nonostante i molteplici impegni presi dal neo sindaco- presidente del Centro Pecci, non ha mai voluto prendere in esame i curriculum e nelle superficiali proposte di reinserimento in cooperative sociali, non ha esitato a proporre guardianie per esperti didattici con 26 anni di anzianità». E subito arriva la risposta del sindaco, presidente Matteo Biffoni. «Innanzitutto quando sono stato eletto sindaco ho trovato i 9 licenziamenti già fatti e mi sono subito adoperato per trovare una soluzione meno penalizzante. Alla fine ci siamo arrivati visto che tutti , meno uno, hanno sottoscritto l’accordo». E rivolto direttamente alla Porta Casucci «se avesse dedicato lo stesso impegno per scrivere la lettera, anche durante le trattative, a cui ha partecipato, forse si sarebbe trovata una soluzione migliore». Porta Casucci ha attaccato duramente anche il sindacato, in particolare la Cgil, a cui erano iscritti i 9 esodati: «tavoli ufficiali ingessati, tavoli separata di politica inaccessibili, agli esodati, nessuna volontà di denunciare la decimazione ideologica».
Da parte sua il segretario generale della Cgil, Alessandro Fabbrizzi «fino all’ultimo abbiamo lavorato per far annullare i licenziamenti, facendo leva sul finanziamento aggiuntivo della Regione per un nuovo progetto di rilancio generale del Centro Pecci. ma la parte datoriale del cda del museo non ha mai accettato di recedere dai licenziamenti».
Riccardo Tempestini
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