Il Tirreno

Prato

Smantellato l’ingrosso dei bijoux nocivi

di Francesco Albonetti
Smantellato l’ingrosso dei bijoux nocivi

La Finanza sequestra un milione e mezzo di articoli importati dalla Cina, il centro di smistamento era al Macrolotto

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PRATO. Era al Macrolotto di Prato il centro di smistamento italiano dei prodotti pericolosi di bigiotteria importati dalla Cina. Braccialetti, collane, orecchini, piercing ed altri monili che contengono sostanze pericolosissime alla salute e proibite dalla legge come il piombo e il cadmio, oppure quantità ben superiori a quelle previste dalla legge di un elemento chimico come il nichel, in grado di provocare conseguenze anche gravi a chi ne é allergico. Un milione e 400mila articoli di questo tipo, per un valore di 10 milioni di euro (ma la cifra con la vendita al dettaglio si presume da triplicare), è il risultato di un maxi-sequestro messo a segno dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Prato, coordinato dal colonello Baldini, su delega del procuratore capo della Procura della Repubblica Giuseppe Nicolosi e del sostituto Antonio Sangermano. Le persone indagate per frode, immissione e commercializzazione di prodotti nocivi per la salute sono 25, di cui due italiani, entrambi residenti a Roma. Trentatré le perquisizioni messe in atto in varie città italiane, di cui 10 a Prato.

Tutto è partito da alcuni controlli nei negozi del centro espositivo gestito da imprenditori cinesi Euroingro nel Macrolotto di Prato, dove si riforniscono molti negozi e ambulanti italiani ed europei. Dalle perquisizioni sono stati acquisiti oggetti di bigiotteria che, sottoposti ad analisi chimica da parte del Laboratorio regionale dell'istituto tecnico industriale statale Buzzi sono risultati prodotti in Cina con l’utilizzo di metalli pesanti tossici per la salute e vietati dalle norme europee ed italiane che regolano l’importazione. Dalle analisi sono emerse percentuali altissime di Nichel, molto superiori alla normativa, Cadmio e Piombo, due metalli il cui utilizzo per abiti e accessori e assolutamente proibito.

La successiva attività di indagine ha permesso di individuare 17 fornitori e importatori di prodotti illegali riconducibili ad aziende cinesi con sedi a Roma, Milano, Rovigo, Padova, Monza e Viterbo dove sono state eseguite perquisizioni ed effettuati nuovi sequestri. Le persone iscritte nel registro degli indagati sono 25, a fronte di diciasette perquisizioni, semplicemente perché alcuni imprenditori sono titolari di più di un ingrosso. Per quanto riguarda la produzione e l'assemblaggio dei monili, è tutta cinese: gli oggetti arrivavano in vari porti italiani ed europei, alla stregua di altri prodotti di importazione cinese. Poi passano all’ingrosso pratese che funge da centro di stoccaggio. I compratori vengono a Prato da Roma o da Milano di solito il venerdì per ripartire il lunedì. Si tratta di ditte di distribuzione e ingrossi che poi fanno arrivare la merce in negozi e bancarelle per la vendita al dettaglio. Nonostante l’Euroingro faccia da centro di smistamento, spiegano gli inquirenti, nei magazzini del Macrlotto in realtà vengono tenute solo piccole quantità e comprano sul venduto. Per cui il grosso del materiale non è stato sequestrato a Prato, ma in altri ingrossi italiani: oltre 1 milione di pezzi sono stati sequestrati nel quartiere Tuscolano di Roma, 177mila a Prato, 27.500 articoli a Milano e altre quantità inferiori a Padova, Monza, Viterbo. La Finanza ha anche acquisito numerosi atti e documentazione e va avanti, promettendo altri clamorosi sviluppi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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